Lo Strillone: Alberto Asor Rosa ricorda Elio Vittorini a 50 anni dalla morte su Il Fatto Quotidiano. E poi Colosseo quadrato, domenica al museo

“Tra il 1946 e il 1948 fu investito da una violenta polemica, anche perché la visione dominante era quella di una stretta osservanza da parte del Pci nei confronti di Mosca e di quella linea politico culturale. Vittorini la pagò troppo, non c’è dubbio. Fu messo in un angolo dal quale era diffìcile per chiunque […]

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Tra il 1946 e il 1948 fu investito da una violenta polemica, anche perché la visione dominante era quella di una stretta osservanza da parte del Pci nei confronti di Mosca e di quella linea politico culturale. Vittorini la pagò troppo, non c’è dubbio. Fu messo in un angolo dal quale era diffìcile per chiunque riuscire a saltarne fuori, ma alla fine lui ci riuscì”. A 50 anni dalla morte del grande scrittore e intellettuale, Il Fatto Quotidiano affida a uno dei suoi più acerrimi nemici, Alberto Asor Rosa, ex direttore di Rinascita, il ricordo di Elio Vittorini: “duro con gli altri, anche con gli intellettuali intoccabili, come Pier Paolo Pasolini, ma senza risparmiare niente neanche a se stesso. Con lui parliamo dello strappo degli intellettuali del Pci dopo l’invasione dell’Ungheria. Con lui cerchiamo di parlare, senza accontentarci di una semplice chiacchierata”. Vittorini fu solo in quella battaglia? “C’è da chiedersi se un’opposizione di massa ci fu nel 1956. E la risposta è negativa. Fu un dissenso di una piccola élite costituita da militanti e intellettuali del Partito comunista che molti vissero come una rivelazione della dura realtà”.

Assurdo che un’opera così non fosse protetta”. Su Il Messaggero Philippe Daverio commenta gli atti di vandalismo che a Roma hanno colpito il Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur: “È una delle architetture più importanti del Ventesimo secolo, eppure non ha una protezione all’altezza della sua importanza. È completamente isolato. È tipico delle società in crisi. Bisogna tener conto che il vandalismo è drammaticamente fisiologico oggi, perché il senso di appartenenza alla realtà storica è svanito. Chi fa queste cose, le fa perché reputa che quei materiali non siano suoi”. Tutti pazzi per i musei gratis: Il Tempo registra che “nella sola mattinata di ieri il Colossseo e l’area archeologica, con 17.314 visitatori, è luogo di cultura più visitato d’Italia. Seguono con 5.824 gli scavi di Pompei, 5.016 Reggia di Caserta, 4.328 Giardino di Boboli, 3.877 Museo nazionale romano”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.