La storia infinita del Roden Crater. Si avvicina l’apertura al pubblico della spettacolare opera di James Turrell in un vulcano spento dell’Arizona?

  Il Roden Crater si trova nella regione del Painted Desert nell’Arizona del Nord. L’ultima monumentale opera di James Turrell, che lo sta progettando dal 1977, è il culmine delle sue ricerche su percezione della luce, psicologia visiva e astronomia: un’opera senza precedenti, su larga scala, creata all’interno di un cono di cenere vulcanica dall’artista […]

©2016 Skystone Foundation; all images © James Turrell

 

Il Roden Crater si trova nella regione del Painted Desert nell’Arizona del Nord. L’ultima monumentale opera di James Turrell, che lo sta progettando dal 1977, è il culmine delle sue ricerche su percezione della luce, psicologia visiva e astronomia: un’opera senza precedenti, su larga scala, creata all’interno di un cono di cenere vulcanica dall’artista della luce e dello spazio. La visita alla location richiede un viaggio apposito in una zona desertica con cieli notturni estremamente bui. Minimamente invasiva per il paesaggio naturale esterno, all’interno la costruzione è uno spazio sofisticatissimo di aree destinate alla sperimentazione e contemplazione della sfera celeste in tutte le sue forme.
Il sito, formato da tunnel collegati ad aperture che danno sul cielo, è stato studiato per diverse finalità: dall’osservazione dei mutamenti della luce diurna, agli spostamenti notturni dei pianeti e delle stelle e assomiglia ad alcuni luoghi costruiti in epoca Incas. Roden Crater sarà l’opus magnum della carriera di James Turrell, un lavoro che, oltre ad essere un monumento alla land art, funzionerà come un osservatorio naturale per gli eventi celesti dove l’effetto sensoriale è assicurato. Attualmente è ancora chiuso al pubblico e per completare il progetto è in corso una raccolta fondi al cui appello si può rispondere versando una quota direttamente sul sito dell’opera.

Federica Polidoro

www.rodencrater.com/support/

 

 

CONDIVIDI
Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • l’ateo

    Ma aihmè, le stelle sono mute e la vita non sta in una buca nel deserto.
    Tanta fatica per il nulla, come al solito? Ma per il nulla basta già andare in una galleria di Chelsea e rimirarsi una raffinata opera di Donal Judd.
    Mi sembra la versione del faraone secondo il cow boy americano, rifrittura new age con sapore di quell’ astrologia frequentemente inframezzata ai programmi televisivi a quiz.
    ma almeno una volta nella vita il deserto bisogna vederlo: come hanno fatto Mosè, Gesù, Maoemetto e compagnia bella.

    • Angelov

      kazzo!
      ma ho appena fatto una donazione di 100$ per il cratere…
      e tu me lo smonti così?