Il Bangladesh imita Roma. Anche al Dhaka Art Summit si censura un’opera per non offendere un potente: stavolta è l’ambasciatore cinese

La vicenda delle statue dei Musei Capitolini coperte per non offendere la suscettibilità del presidente iraniano Rouhani è dura da digerire: ma non è certo un caso isolato. Certo, dovrebbe far riflettere il fatto che ora Roma si trova a condividere l’atteggiamento pavido, per non dire vigliacco, con il Bangladesh. È qui che, nell’ambito del […]

Last Words, l'opera censurata al Dhaka Art Summit (foto widewalls.ch)

La vicenda delle statue dei Musei Capitolini coperte per non offendere la suscettibilità del presidente iraniano Rouhani è dura da digerire: ma non è certo un caso isolato. Certo, dovrebbe far riflettere il fatto che ora Roma si trova a condividere l’atteggiamento pavido, per non dire vigliacco, con il Bangladesh. È qui che, nell’ambito del Dhaka Art Summit, importante mostra d’arte del sud est asiatico, è andato in scena un episodio di censura che per molti versi ricorda quello romano.
A farne le spese è stata Last Words, una serie fotografica di cinque lettere che commemorano i 149 tibetani auto-immolatisi per protestare contro l’oppressione cinese che va avanti dal 2009. Autori dell’installazione, la regista indiana Ritu Sarin e suo marito Tenzing Sonam, un tibetano in esilio. A protestare, chiedendo e ottenendo la censura dell’opera, l’ambasciatore cinese in Bangladesh, Ma Mingqiang: “Ci ha mandato una e-mail in segno di protesta e ci ha chiesto di rimuovere l’opera“, hanno dichiarato gli organizzatori della mostra.

Last Words, l'opera prima di essere coperta al Dhaka Art Summit (foto widewalls.ch)
Last Words, l’opera prima di essere coperta al Dhaka Art Summit (foto widewalls.ch)
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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.