Art Rotterdam: immagini live dalla fiera olandese. Grandi ambizioni per una piccola fiera: con un occhio di riguardo per la videoarte

Una fiera d’arte contemporanea che si visita tutta in due ore. In questo consiste Art Rotterdam, almeno a livello quantitativo: quattro sezioni, meno di 100 gallerie; in una location (la modernista Fabbrica Van Nelle degli anni Trenta) che – se non bastassero i vari edifici di Rem Koolhaas in giro per la città – ci […]

Una fiera d’arte contemporanea che si visita tutta in due ore. In questo consiste Art Rotterdam, almeno a livello quantitativo: quattro sezioni, meno di 100 gallerie; in una location (la modernista Fabbrica Van Nelle degli anni Trenta) che – se non bastassero i vari edifici di Rem Koolhaas in giro per la città – ci ricorda quanto la metropoli olandese sia legata all’architettura. E forse viene da questa “tradizione” progettuale la tendenza, da parte delle gallerie presenti, a proporre più oggetti – o processi – che quadri e sculture. La stragrande maggioranza degli espositori sceglie infatti di puntare su opere di medio e grande formato, o proprio allestimenti che occupano l’intero stand. Anche i lavori a muro – che pure non mancano, essendo comunque i collezionisti il target di riferimento – presentano sempre una dimensione oggettuale molto marcata: tantissime le ricerche di tipo astratto-geometrico, lo sviluppo tridimensionale delle superfici e una generale ambizione a “pensare fuori dagli schemi”, e dalla cornice in particolare.
Obiettivo che in molti casi si traduce in opere volutamente sopra le righe per colori, formato e generale impatto visivo, con il sospetto che il loro valore si esaurisca in fondo in una dimensione di pura apparenza, decorativa. Non mancano le eccezioni, a cominciare dall’intera sezione Projections dedicata alla videoarte: un allestimento di rara intelligenza permette allo spettatore di raccogliersi e allungare i tempi di fruzione. Mentre la proiezione in simultanea di tutti i lavori su grandi schermi prosegue senza che alcun video – e lo stesso movimento dei visitatori da una postazione all’altra – risulti mai di disturbo al lavoro vicino.

Caterina Porcellini

CONDIVIDI
Caterina Porcellini
Caterina Porcellini è nata a Taranto, si è formata al DAMS di Bologna e professionalmente a Milano. Già durante l'università sviluppa un interesse per l'influenza esercitata dalla tecnologia su pensiero e società, attraverso le tesi di Marshall McLuhan, Walter J. Ong e Lev Manovich. Da allora si mantiene sempre aggiornata sui nuovi media, lavorando come web editor, social media manager e consulente SEO. Dal 2007 ha collaborato con testate specialistiche e non, Exibart e alcuni siti del Gruppo 24 ORE tra gli altri. Continua ad avere un occhio di riguardo per quelle forme d'espressione che hanno una relazione diretta con il pubblico: architettura e design, fotogiornalismo, performance e installazioni. Grazie alla recente collaborazione con Plain Ink Onlus, sta approfondendo l'utilizzo con finalità sociali dei mezzi di comunicazione popolari, come fumetti e storytelling.