A Roma chiudono 40 cinema? E noi ci facciamo una mostra. L’artista portoghese ± MaisMenos± fa rivivere i luoghi della memoria con una serie di azioni nel centro storico della Capitale

There is no place like hope, nessun luogo è come la speranza. Non è un mistero per nessuno, i tempi cambiano e così anche le abitudini. Ma i cinema, luoghi della memoria e della condivisione di ricordi ed emozioni, della storia collettiva, quando chiudono è un peccato un po’ per tutti. Per chi li ha […]

± MaisMenos±, Forgotten Project

There is no place like hope, nessun luogo è come la speranza. Non è un mistero per nessuno, i tempi cambiano e così anche le abitudini. Ma i cinema, luoghi della memoria e della condivisione di ricordi ed emozioni, della storia collettiva, quando chiudono è un peccato un po’ per tutti. Per chi li ha frequentati, ma anche per la città in cui si trovano, che perde pian piano un altro pezzo della propria identità. Di questo parla il progetto dell’artista portoghese ± MaisMenos± che parte da un dato di storia recente. Nel corso degli ultimi anni, dal 2008 ad oggi, a Roma hanno infatti chiuso oltre 40 sale cinematografiche: la più recente, l’Alcazar, qualche giorno fa. Un numero impressionante che si concretizzerà nel progetto/omaggio Forgotten, a partire dal 19 febbraio. L’artista abiterà la città con interventi sparsi in diversi luoghi del centro, prediligendo naturalmente gli ingressi degli ex cinema.

PREVISTO UN “URBAN GAME” A PREMI
± MaisMenos±, con la sua attività virale prevalentemente dedicata all’esplorazione dei luoghi urbani, siano essi dismessi o privi d’uso, affiancherà al progetto momenti partecipativi che coinvolgeranno altri colleghi provenienti dal Portogallo e naturalmente la cittadinanza, con un “urban game” a premi che si svolgerà nella serata di sabato 20 febbraio a Trastevere. L’intero percorso, a cura di Hugo Dias e Alessandra Arpino, culminerà infine in una mostra che si svolgerà, seguendo le tracce lasciate dall’artista nella Capitale, ad aprile, al Macro Testaccio. L’intervento di ± MaisMenos± e degli altri artisti coinvolti si svolge nell’ambito del progetto no profit Forgotten project che mira proprio alla riappropriazione identitaria dei luoghi dimenticati di Roma, o di quelli il cui futuro è incerto. Altro particolare non indifferente: l’intero fundraising è affidato al crowdfunding e si realizza grazie alle donazioni dei cittadini che ne condividono la missione e che a quei luoghi sono interessati.

Santa Nastro

www.forgottenproject.it

CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.