Kengo Kuma nega il plagio dello Stadio Olimpico di Tokyo. Ora è Zaha Hadid in veste di accusatrice, dopo le polemiche al suo progetto. Nuova puntata del serial

Il serial sulla progettazione dello stadio di Tokyo per le Olimpiadi del 2020 continua, e non sembra intenzionato ad arrestarsi. Di pochi giorni fa il nuovo caso, comparso sulle colonne del maggiore settimanale di architettura britannico Architects’ Journal: l’architetto giapponese Kengo Kuma avrebbe negato di aver copiato il progetto presentato originariamente da Zaha Hadid, sottolineando […]

Zaha Hadid, New National Stadium of Japan, Tokyo

Il serial sulla progettazione dello stadio di Tokyo per le Olimpiadi del 2020 continua, e non sembra intenzionato ad arrestarsi. Di pochi giorni fa il nuovo caso, comparso sulle colonne del maggiore settimanale di architettura britannico Architects’ Journal: l’architetto giapponese Kengo Kuma avrebbe negato di aver copiato il progetto presentato originariamente da Zaha Hadid, sottolineando che il proprio concept sarebbe completamente differente dal suo.
Ricapitolando le puntate precedenti, possiamo riassumere tutta la vicenda sostanzialmente in alcuni fatti principali: l’iniziale vittoria dell’archistar anglo-irachena Zaha Hadid che nel 2012 si aggiudica la progettazione del nuovo stadio nazionale del Giappone, sbaragliando una concorrenza di studi internazionali, come di grossi nomi locali, tra cui Sanaa e Toyo Ito; la polemica innescata subito dopo, sulle dimensioni eccessive del progetto, da un team di architetti giapponesi (tra cui lo stesso Kuma), capitanati dall’ultraottantenne Fumihiko Maki, vincitore del Pritzker Prize nel ’93 (come la stessa Hadid nel 2004); il ridimensionamento di tutto (soprattutto dei costi) da parte dello studio dell’architetto anglo-iracheno, in seguito alle richieste del governo; il passaggio di mano a Kengo Kuma il mese scorso, dopo l’abbandono di Zaha Hadid nel settembre 2015 per non essere riuscita a trovare una società di costruzioni più conveniente.
Ora l’accusa di plagio a Kuma da parte dell’ufficio di Hadid, con la conseguente difesa nel corso di una conferenza stampa riportata dal Guardian: “vorrei ribadire che non ci sono similitudini nella progettazione”, ha dichiarato l’architetto giapponese, spiegando che dovendo entrambi rispettare alcuni requisiti, come la capienza da 80mila posti per uno stadio da costruire su un vecchio sito già utilizzato per le Olimpiadi estive del 1964, qualche somiglianza potrebbe presentarsi in automatico. “Ma il concetto è completamente differente da quello di Zaha”.

Claudia Giraud

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).