Zaha Hadid trombata e beffata a Tokyo. Sarà Kengo Kuma, fra i maggiori oppositori al suo progetto, a realizzare lo stadio olimpico per il 2020

Che un tuo progetto architettonico venga bocciato dai committenti ci può stare, ma che poi il medesimo progetto venga affidato a uno dei tuoi più attivi contestatori diventa dura da digerire. È quanto invece toccherà all’archistar anglo-irachena Zaha Hadid con il nuovo Stadio Nazionale di Tokyo, sede centrale delle Olimpiadi del 2020: un progetto molto […]

Il progetto di Kengo Kuma (foto Japan Sport Council)

Che un tuo progetto architettonico venga bocciato dai committenti ci può stare, ma che poi il medesimo progetto venga affidato a uno dei tuoi più attivi contestatori diventa dura da digerire. È quanto invece toccherà all’archistar anglo-irachena Zaha Hadid con il nuovo Stadio Nazionale di Tokyo, sede centrale delle Olimpiadi del 2020: un progetto molto contestato – ve lo abbiamo raccontato qui – fin dalla sua presentazione, con una protesta avviata dal noto architetto giapponese Fumihiko Maki, a cui hanno aderito centinaia di architetti, tra cui Sou Fujimoto e Kengo Kuma.
Ma ora la vicenda assume contorni quasi beffardi quando si apprende che l’importante progetto è stato affidato allo stesso Kengo Kuma, preferito all’altrettanto celebre collega Toyo Ito. La struttura appena presentata risponde alla richiesta di ridimensionare i costi: che saranno di 153 miliardi di Yen, rispetto ai 252 miliardi della proposta Hadid. La costruzione dello stadio dovrebbe iniziare alla fine del 2016, con una data di completamento prevista per novembre 2019.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.