Miami Updates: Pulse risorge dalle proprie ceneri. La brutta edizione dello scorso anno ampiamente riscattata

Bisogna fare i complimenti a Pulse. La fiera lo scorso anno, lo scrivemmo anche, era ai minimi termini. Il cambio di sede, il cambio annunciato di direzione artistica e altre incertezze non avevano giovato, e per il rotto della cuffia si era riuscita a mettere insieme un’edizione da circa 60 gallerie. Quest’anno sono il 40% […]

Bisogna fare i complimenti a Pulse. La fiera lo scorso anno, lo scrivemmo anche, era ai minimi termini. Il cambio di sede, il cambio annunciato di direzione artistica e altre incertezze non avevano giovato, e per il rotto della cuffia si era riuscita a mettere insieme un’edizione da circa 60 gallerie. Quest’anno sono il 40% in più; i padiglioni, sempre all’Indian Beach Park affacciato sull’oceano, sono diventati due e sono circondanti da servizi, bar, amenities decisamente all’altezza. Inoltre l’offerta messa insieme dalle gallerie – pur restando decisamente naif, scanzonata, colorata e in pieno gusto Miami – non disdegna qualche buono spunto. “Non c’è una dinamica di vendite particolarmente entusiasmante, ma un po’ comunque si lavora e poi la fiera è piacevole”, conferma Daniele Ugolini della galleria newyorkese Scaramouche.
Brava, dunque, Helen Toomer (fu lei nel 2013 a lanciare la fiera Collective a New York) che ha saputo portare innovazione, voglia di evolvere e idee (un esempio? Ha chiamato alcune gallerie che avevano partecipato alla primissima edizione di Pulse Miami, 11 anni fa, chiedendo loro di ritornare…). Una manifestazione data per spacciata che si è invece risollevata dalle proprie ceneri potendo beneficiare, particolare non da poco, dell’arrivo da queste parti di Nada, fiera sofisticata e intellettuale, che da quest’anno si è spostata all’hotel Fontainebleau. Altri spunti nella gallery di foto qui sotto.

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