Volete destinare il vostro 5 per mille alla salvaguardia dei beni culturali? Ve lo potete scordare: una volta su tre (in qualche caso 2 su 3) lo Stato ci fa quel che gli pare

Un terzo degli importi decisi dai contribuenti attraverso l’8 e il 5 per mille non arriva a destinazione. Nel senso che non giunge ai beneficiari inizialmente indicati dai contribuenti. Ad andare a spulciare nei meandri amministrativi è il media più specializzato del Paese in questioni finanziarie, ovvero Il Sole 24 Ore: “su 6,6 miliardi di […]

Colosseo, Roma
Colosseo, Roma

Un terzo degli importi decisi dai contribuenti attraverso l’8 e il 5 per mille non arriva a destinazione. Nel senso che non giunge ai beneficiari inizialmente indicati dai contribuenti. Ad andare a spulciare nei meandri amministrativi è il media più specializzato del Paese in questioni finanziarie, ovvero Il Sole 24 Ore: “su 6,6 miliardi di euro resi disponibili dalle scelte dei cittadini – 2,6 miliardi accumulati negli oltre vent’anni di vita dell’8 per mille e poco più di 4 generati dal 5 per mille a partire dal 2006, anno del debutto – nelle tasche dei beneficiari sono finiti 4,3 miliardi. Gli altri 2,3 miliardi si sono persi in mille rivoli, conseguenza dei tagli per far fronte a varie esigenze del bilancio statale”.
Tradotto: voi potete anche indicare a chi volete che il vostro 5 per mille sia destinato, per esempio – immaginiamo accada per molti dei nostri lettori – alla salvaguardia dei beni culturali. Ma poi lo Stato utilizzerà – in oltre 1 caso su 3, spesso 2 su 3 – quei fondi per il proprio fabbisogno, infischiandosene delle vostre indicazioni. “Secondo la legge”, scrive sempre il quotidiano, riferendosi qui all’8 per mille, “quei 2,6 miliardi avrebbero dovuto finanziare i progetti contro la fame nel mondo, per aiutare i territori colpiti da calamità naturali, il restauro del patrimonio culturale, l’assistenza ai rifugiati e (settore ultimo arrivato) l’edilizia scolastica. In realtà, i destinatari hanno visto, complessivamente, 819 milioni. Rispetto all’importo totale di 2,6 miliardi, due terzi – ovvero quasi 1,8 miliardi – hanno preso altre strade, costretti dalle urgenze della finanza pubblica”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.