Un “piccolo” museo da 9mila mq. A Pieve di Cento un nuovo ampliamento per il MAGI 900: ecco le prime immagini, tra eccellenze locali, grandi nomi italiani e uno sguardo all’arte africana…

Un piccolo comune nella pianura emiliana, a metà strada tra Bologna e Ferrara. Ebbene sì, è proprio questo il contesto scelto quindici anni fa da Giulio Bargellini, noto imprenditore locale, per insediare il museo che ospita la sua collezione. Nel 2000 la prima inaugurazione con il restauro di un vecchio silo degli anni ’30, cinque […]

La sala affollata per la presentazione dell'ampliamento del MAGI 900

Un piccolo comune nella pianura emiliana, a metà strada tra Bologna e Ferrara. Ebbene sì, è proprio questo il contesto scelto quindici anni fa da Giulio Bargellini, noto imprenditore locale, per insediare il museo che ospita la sua collezione. Nel 2000 la prima inaugurazione con il restauro di un vecchio silo degli anni ’30, cinque anni dopo il primo ampliamento con un edificio a sei livelli per i grandi maestri; ora una nuova estensione, che porta la superficie espositiva al pari di grandi musei nazionali. La necessità dello sviluppo, spiega lo stesso Bargellini, non viene esclusivamente all’enorme numero di opere che compone la collezione, ma ad un istinto che lo guidava anche nella carriera imprenditoriale. Insieme a lui alla presentazione anche due amici di lunga data come Luciano Caramel e Claudio Spadoni, che hanno accompagnato il collezionista in diverse imprese, compresa la “fase africana”. Caramel sottolinea il suo stupore sostenendo che “da vecchio critico e non da critico vecchio, non ho mai visto niente di simile”, mentre Spadoni pone l’accento sulla particolarità dell’approccio definendolo da “amatore” e sottolineando la “fratellanza” che lega il collezionista agli artisti.

C’È ANCHE IL SALUTO INVIATO DIRETTAMENTE DA MICHAIL GORBAČËV
Una nota di colore arriva dal saluto inviato direttamente da Michail Gorbačëv con cui Bargellini ha intessuto rapporti per la realizzazione del premio “L’uomo della pace”. Il museo, in effetti, è il riflesso dell’azione del suo creatore, nel suo ritmo incessante di opere allestite a perdita d’occhio secondo criteri diversi: dalle recente sezione dedicata all’arte africana e alla Biennale di Malindi, alla suddivisione tra pittura figurativa e aniconica, fino alle stanze tematiche che includono un omaggio alla bellezza femminile e una raccolta fitta di immagini di Benito Mussolini. Non mancano dipinti e scultore firmati da grandi autori italiani come Boldini, Burri, Carrà, Fontana o Pomodoro e dopo il sisma del 2012 anche alcune pale d’altare di Guercino e Guido Reni prima collocate nella vicina Collegiata. Un percorso eclettico la cui vera identità risiede nella sua sregoletezza. Potete farvi un’idea con la gallery realizzata all’opening…

Claudio Musso

 

 

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente. La sua attività curatoriale e di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Attualmente è Dottorando presso il Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna, dove ha precedentemente conseguito la laurea specialistica in Storia dell'Arte. Collabora con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Scrive per Artribune e Digicult. Di recente ha curato la sezione Urban Art Media Drifts del LPM - Live Performers Meeting (Roma - Minsk). Nel 2010 è stato invitato come lecturer alla AVANCA | CINEMA International Conference Cinema– Art, Technology, Communication (Avanca, Portogallo) e alla VIII MAGIS – International Film Studies Spring School (Gorizia, Italia).