Torino Updates: prime impressioni su Artissima, in 20 fotografie. Fra bizzarrie, esagerazioni, curiosità, trend in evoluzione

Ci siamo: inaugura Artissima, l’art week torinese può ufficialmente entrare nel vivo, con il suo evento di punta e di riferimento. La conferenza iniziale snocciola numeri più o meno già anticipati: 207 gallerie, provenienti da 35 paesi diversi, 23mila metri quadri di spazi espositivi, 50mila euro in totale in palio per i diversi premi. E […]

Ci siamo: inaugura Artissima, l’art week torinese può ufficialmente entrare nel vivo, con il suo evento di punta e di riferimento. La conferenza iniziale snocciola numeri più o meno già anticipati: 207 gallerie, provenienti da 35 paesi diversi, 23mila metri quadri di spazi espositivi, 50mila euro in totale in palio per i diversi premi. E qualche progetto nuovo, come la Partnership con il Museo d’Arte orientale di Torino. Poi il popolo dell’arte si sguinzaglia fra i corridoi dell’Oval, e qui – a poche ore dal via alla preview – le opinioni sono ancora lontane dall’essere conclusive: pare di vedere sempre meno video, fioriscono piuttosto grandi installazioni tecno-meccaniche. E negli allestimenti pare un momento di voga per la quadreria. Altre impressioni? Iniziate a farvele con la nostra fotogallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • In generale migliorata nella qualità, alcuni dettagli ancora da migliorare, (bagni/cuffie per i walk), infatti sia giovedì e ieri un successone di pubblico, aspettiamo ora di capire come sono andate le vendite…

  • Whitehouse Blog

    Sempre molta ikea evoluta, non a caso si parla moltissimo (tanti talk) quasi per giustificare prezzi non giustificati. L’artista, il giovane artista, sembra un burocrate impegnato a creare gadget e gingilli costosi. Se la bolla del prezzo è scoppiata qualche anno fà, oggi abbiamo un bolla di valore, di cui però non si parla perché non è cool e si potrebbero mettere il dito nella piaga. Sarebbe possibile separare l’idea del collezionismo dall’idea del possesso? Non è assurda e imbarazzante, soprattutto per un giovane, partecipare a questa sovrapproduzione? Perché non pensare ad una diversa definizione di opera? Di arista e di museo? Questo non significa eliminare il mercato ma ripensarlo, proprio per difendere l’idea di valore. Danh Vo unisce il capitello romano alla scarpa di sua nonna, la russa unisce tante banane al mobile vecchio. Assistiamo ad una sorta di artigianato dell’arte contemporanea. Ikea evoluta, senza valori evidentei, tanto vale farsi le opere da soli.