Tatuaggi preziosi, a misura di cicatrici. Instagram censura un gruppo che aiuta le donne mutilate da mastectomia. L’imbarazzo e poi le scuse

L’infinita faccenda della censura sui social. Immagini assolutamente innocue, che in base ad un’applicazione generica ed automatica delle policy vengono censurate. A fronte, per altro, di immagini, pagine o post indecenti, che viaggiano indisturbati. Accade su Facebook, dove un’opera d’arte con un nudo integrale fino a poco tempo fa non poteva restare, e dove un […]

Tatoo su un seno operato con mastectomia - foto pinkinkfund.org
Tatoo su un seno operato con mastectomia - foto pinkinkfund.org

L’infinita faccenda della censura sui social. Immagini assolutamente innocue, che in base ad un’applicazione generica ed automatica delle policy vengono censurate. A fronte, per altro, di immagini, pagine o post indecenti, che viaggiano indisturbati. Accade su Facebook, dove un’opera d’arte con un nudo integrale fino a poco tempo fa non poteva restare, e dove un gruppo che incoraggia il razzismo, sovente, non trova limitazioni. E accade anche su Instagram, vittima dei propri rigidi standard.
Un esempio è quello delle foto di mamme che allattano: un gesto dolce e naturale, giudicato sconveniente da entrambe le piattaforme avevano. Dopo l’ondata di proteste e di polemiche, i due social network hanno posto rimedio, aggiornando le proprie linee guida.
Altro caso è quello dei seni asportati da interventi di mastectomia. Ferite magari esorcizzate da una foto, tra donne che insegnano a se stesse – e ad altre donne – che il corpo è sacro e prezioso, anche nella malattia, anche nell’amputazione. E che la vergogna non serve.

Tatoo su un seno operato con mastectomia - foto Pink Ink Fund via Facebok
Tatoo su un seno operato con mastectomia – foto Pink Ink Fund via Facebok

TATUAGGI E MASTECTOMIA. LA MISSIONE DI AMY BLACK
Eppure, l’account Instragram di Pink Ink Fund era stato rimosso. Si tratta di un gruppo, fondato dall’artista e tatuatrice Amy Black, in cui sono pubblicate immagini di donne che scelgono di valorizzare con splendidi tatuaggi i loro seni violati dalla chirurgia. La cicatrice diventa luogo di bellezza, d’orgoglio. Da mostrare, da valorizzare. Per il noto social, però, trattavasi d’oscenità. Un brutto incidente per Amy Black, da tempo impegnata in una battaglia al fianco delle donne malate di cancro e salvate da interventi invasivi: grazie al suo progetto, anche chi non ha adeguata disponibilità economica può regalarsi un tatuaggio dopo la rimozione del tumore. L’associazione offre aiuti in denaro, consulenza, idee, supporti logistici, training per i tatuatori.
La censura, però, non ha perdonato. Sollevando il solito polverone. Sono così arrivate le scuse e l’account è stato recentemente riattivato. Del resto, il decalogo del colosso Instagram aveva incluso da diverso tempo anche le “foto delle cicatrici post-mastectomia e di donne che allattano”. Perché i tatuaggi no? Un errore, hanno commentato dalla società. Dietrofront giusto e necessario. La guarigione passa anche dall’accettazione: di sé e della propria storia, inscritta tra la carne e la memoria.

– Helga Marsala

www.pinkinkfund.org

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.