Lo Strillone: la Crocifissione Bianca di Chagall vietata ai bambini di Firenze su La Stampa. E poi aiuti di Stato ai musei, Teatro alla Scala

Si può proibire a dei bambini delle elementari una passeggiata di bellezza tra la “Crocifissione Bianca” di Chagall e i quadri a soggetto religioso di Guttuso e Van Gogh “per venire incontro alle sensibilità delle famiglie non cattoliche”? Tutti i giornali oggi parlano della vicenda accaduta a Firenze, e ne parla anche Massimo Gramellini su […]

Quotidiani
Quotidiani

Si può proibire a dei bambini delle elementari una passeggiata di bellezza tra la “Crocifissione Bianca” di Chagall e i quadri a soggetto religioso di Guttuso e Van Gogh “per venire incontro alle sensibilità delle famiglie non cattoliche”? Tutti i giornali oggi parlano della vicenda accaduta a Firenze, e ne parla anche Massimo Gramellini su La Stampa: “sarà un ragionamento insensibile, ma se alcune famiglie musulmane (la tartufesca definizione di ‘non cattoliche’ si riferisce ovviamente ed esclusivamente a loro) si considerano così urtate dalla presenza di qualche croce in un museo, possono sempre tenere i figli a casa, senza per questo che a casa ci debbano restare pure tutti gli altri. Altrimenti il prossimo passo sarà mettere all’indice il Battistero e la cupola del Brunelleschi, con il risultato che per non urtare la sensibilità di chi arriva da fuori si urterà terribilmente quella dei fiorentini, non meno meritevole di tutela. Quando si parla di integrazione, si gira sempre intorno allo stesso tema: la mancanza di reciprocità. Per un occidentale, credente o ateo che sia, visitare una moschea o una mostra di mosaici non rappresenta un problema. Per molti musulmani, invece, l’esistenza di altre culture intrise di simboli religiosi genera disagio o addirittura insofferenza. Questa mancanza di reciprocità vanifica ogni slancio di comprensione. Se gli sforzi vengono fatti sempre da una parte sola, alla fine producono esiti grotteschi come a Firenze. Alimentando per reazione un riflesso, questo sì reciproco, di chiusura”.

Banche e musei, la crisi sommersa Italia-Europa sugli aiuti di Stato”. Il Corriere della Sera riferisce dei rilievi di Gert-Jan Koopman, responsabile della vigilanza sugli aiuti di Stato nella Commissione europea: “il più insospettabile riguarda i musei di questo Paese, che ospita la quota più ampia dei capolavori e non sa metterli a frutto. Poiché per ora mancano i dettagli, non è chiaro in cosa un ‘aiuto di Stato’ agli Uffizi o all’Accademia di Brera violi la concorrenza europea spingendo un turista ad andare in vacanza a Firenze o a Milano invece di visitare, per esempio, il Louvre di Parigi. Lo si capirà meglio se e quando le contestazioni saranno formalizzate”. Su Il Sole 24 Ore aggiornamenti dal Teatro alla Scala: “i tecnici di palcoscenico della Scala di Milano hanno incrociato le braccia e così ieri sera è saltata la recita del balletto ‘L’histoire de Manon’”.

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Angelov

    viviamo nell’epoca dei fondamentalismi religiosi: nella sua opera Chagall ha rappresentato un Ebreo in croce, sottintendendo che nel XX secolo il suo popolo è stato sacrificato innocente come Cristo, che tra l’altro era Ebreo, e molti cattolici forse se lo sono dimenticato, e sopratutto anche quelli che all’epoca dei campi di sterminio fingevano di non sapere…
    questa disponibilità culturale verso la sensibilità per certi temi, espressa dei non cristiani, è in realtà un chiaro e semplice alibi