Lo Strillone: Expo rito collettivo e idea di appartenere a un avvenimento su La Stampa. E poi Burri al Guggenheim, Giulia Maria Crespi

“La forza dei riti collettivi e dell’idea di appartenere a un avvenimento”. Il direttore de La Stampa Mario Calabresi prende spunto da una lettera inviatagli da un lettore per una prima riflessione “filosofica” sull’Expo appena conclusa. “La coda di Expo ha avuto una rilevanza inaspettata, sotto gli occhi di tutti: lunga, implacabile rivelatrice del gregge […]

Quotidiani
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La forza dei riti collettivi e dell’idea di appartenere a un avvenimento”. Il direttore de La Stampa Mario Calabresi prende spunto da una lettera inviatagli da un lettore per una prima riflessione “filosofica” sull’Expo appena conclusa. “La coda di Expo ha avuto una rilevanza inaspettata, sotto gli occhi di tutti: lunga, implacabile rivelatrice del gregge umano, della sua reazione quando ha deciso (perché hai deciso) che la giornata la chiudi in quella maniera”, scrive il lettore. “Scopri che il segreto, la magia, è nella coda, nelle sue pause, i suoi 50 alla volta, nella meta che lenta ma inesorabile si avvicina”. E Calabresi osserva come “le code all’Expo rivalutano la lentezza e la pazienza. L’antidoto più antico alla noia si chiama curiosità. Ho amato Expo, adesso che è finito lo si può dire liberamente, perché è stata un’esperienza condivisa che resterà nella memoria. Perché ha smentito un po’ di luoghi comuni sulla nostra disorganizzazione e le nostre inefficienze. Perché mi ha fatto vedere cose che non immaginavo e perché l’ho visto con gli occhi stupiti delle mie figlie che, come qualche milione di bambini, hanno scoperto pezzi di mondo che non dimenticheranno”.

Burri volteggia al Guggenheim”. Il Sole 24 Ore invia Gabi Scardi alla grande rassegna sull’artista italiano nel museo newyorkese: “La tensione tra l’astrazione della composizione e la materia bruta proposta nella sua immediatezza raggiunge un traguardo in queste opere solenni e imponenti ma anche capaci di esprimere lo strappo e l’afflizione”. “Giulia Maria Crespi, il coraggio di ascoltare l’intuito”. Il Corriere della Sera anticipa il libro di memorie, edito da Einaudi, in cui la fondatrice del Fai rievoca il suo ruolo di protagonista della vita italiana: “questa donna che vive innervata nella grandezza e nelle bassezze del nostro Paese, che ha conosciuto geni e miserabili, onesti e malandrini, uomini verticali e invertebrati, pretendendo sempre d’affidarsi all’intuito e spesso scivolata in una delle sue inevitabili trappole, ha deciso di confessarsi”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.