Come se la passano i grandi teatri italiani? Benino, dopo gli ultimi interventi pubblici. Il miracolo dell’Opera di Roma e altre storie

La relazione semestrale del Commissario al risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche traccia un quadro interessante di come l’iniezione di finanziamenti alle fondazioni sta cominciando a dare i suoi frutti. Non contiene notizie nuove, ma offre un panorama comparativo utile ad individuare quali fondazioni stanno adottando strategie innovative per attirare pubblico e finanziatori e quali invece hanno […]

Il Teatro dell’Opera di Roma

La relazione semestrale del Commissario al risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche traccia un quadro interessante di come l’iniezione di finanziamenti alle fondazioni sta cominciando a dare i suoi frutti. Non contiene notizie nuove, ma offre un panorama comparativo utile ad individuare quali fondazioni stanno adottando strategie innovative per attirare pubblico e finanziatori e quali invece hanno perso sostegni locali (in termini di spettatori e di imprese pronte ad investire) ed è difficile contare su un grande futuro per le loro attività. La svolta più netta pare essere quella del Teatro dell’Opera di Roma che, dopo avere annunciato il licenziamento collettivo di orchestra e coro (180 dipendenti) poi ritirato sulla base di un nuovo contratto, ha proposto un cartellone originale con fusione di più generi, misure per attirare i giovani ed un mix tra repertorio ed innovazione. Gli spettatori dell’ultima stagione sono stati 235mila con un aumento quasi del 30% rispetto all’anno precedente, per la prima volta gli incassi hanno superato i 10 milioni di euro, con 4 milioni di contributi privati (rispetto a quasi zero nelle stagioni precedenti). La stagione 2015-2016 , aperta con un’opera moderna, include molte repliche di titoli tradizionali come La Traviata, ma anche un festival di teatro in musica contemporanea ed una serie di concerti in cui, nella stessa serata, si mettono tre secoli di musica. L’onda è buona. Speriamo che tenga.

FLOP EXPO PER LA SCALA
La Scala ha avuto un infortunio: i deludenti introiti della “stagione” fatta a misura per l’Expo, ma chiude il bilancio in pareggio ed il 24 novembre ha concluso un promettente accordo con le sigle sindacali: Sant’Ambrogio sta per decollare con il vento in poppa. Miglioramenti anche al San Carlo di Napoli ed al Verdi di Trieste. Il piano di risanamento del Carlo Felice di Genova è ancora in corso di esame da parte della Corte dei Conti. Dove i problemi paiono molto seri sono a Firenze ed a Bologna. I Teatri del Maggio Musicale Fiorentino ed il Teatro Comunale di Bologna sono alle prese, secondo la relazione, con emorragia di pubblico e scarso interesse da parte di imprese locali. Ma c’è qualcosa di più profondo, aggiungiamo noi: sino alla fine degli anni Ottanta erano ciascuno il perno di teatri “di tradizione” delle rispettive regioni. Ora questi teatri si sono organizzati in circuiti regionali (ed in certi casi anche internazionali) ed una parte del pubblico ha smesso di viaggiare a Firenze ed a Bologna.

Giuseppe Pennisi

CONDIVIDI
Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.