Arte nei luoghi del terrore a Parigi? Olafur Eliasson progetta un’installazione in Place de la République per il summit internazionale sui cambiamenti climatici

Un Olafur Eliasson sempre più motivato dalla convinzione che l’arte possa cambiare il mondo, contribuendo a renderlo un posto migliore, aveva annunciato che a breve avrebbe riproposto un’opera pubblica, presentata lo scorso anno a Copenhagen (e di cui Artribune non aveva mancato di raccontarvi). Stavolta l’occasione dovrebbe essere l’imminente UN Climate Summit (COP21). Dovrebbe? Sì, il condizionale è […]

Harvesting ice floating in Nuup Kangerlua, Greenland Photo: Jørgen Chemnitz © 2015 Olafur Eliasson

Un Olafur Eliasson sempre più motivato dalla convinzione che l’arte possa cambiare il mondo, contribuendo a renderlo un posto migliore, aveva annunciato che a breve avrebbe riproposto un’opera pubblica, presentata lo scorso anno a Copenhagen (e di cui Artribune non aveva mancato di raccontarvi). Stavolta l’occasione dovrebbe essere l’imminente UN Climate Summit (COP21). Dovrebbe? Sì, il condizionale è d’obbligo considerato che la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma dal 30 novembre all’11 dicembre, si svolgerà a Parigi, come ha confermato il Ministro degli Affari esteri Laurent Fabius un paio di giorni fa. E che Eliasson progettava di stipare 80 tonnellate di ghiaccio estratti dai fiordi di Nuuk – la capitale della Groenlandia – in Place de la République, quella piazza che negli ultimi giorni è stata eletta a baluardo della resistenza al terrore, a roccaforte degli ideali della democrazia, a camposanto di fiori, lumini e pensieri di rabbia e commozione per quanti venerdì 13 non ce l’hanno fatta.

UN ENORME OROLOGIO DI GHIACCIO, MONITO ALL’EMERGENZA CLIMATICA
L’intenzione era – o è tuttora, ancora non ci sono comunicazioni ufficiali – di costruire un enorme orologio, assemblando 12 blocchi di ghiaccio che, sciogliendosi e allagando gradualmente la piazza, portassero all’attenzione pubblica le conseguenze spaventose di un fenomeno quanto mai reale. Un enorme monito agli effetti devastanti del riscaldamento globale e un invito ad agire in favore dell’ambiente, che l’artista ha concepito in collaborazione con il geologo danese Minik Rosing, con il supporto di Bloomberg Philanthropies e in partnership con l’organizzazione non profit britannica Julie’s Bicycle, specializzata nel mettere d’accordo creatività e sostenibilità ambientale. “Spero che i miei lavori tocchino le persone, che possano rendere più reale un problema che può sembrare piuttosto astratto. L’arte ha la capacità di cambiare le nostre percezioni e visioni del mondo. L’opera vuole rendere tangibili le sfide climatiche che stiamo affrontando. Mi auguro che ispirerà un impegno condiviso ad agire”, aveva detto l’artista a proposito della sua iniziativa.

ISIS CONTRO L’UN CLIMATE SUMMIT?
Ice Watch – questo il titolo dell’installazione – dovrebbe essere pronta dal 29 novembre, il giorno prima che i leader di tutto il mondo si riuniranno a Parigi per discutere di come assicurare la stabilità climatica alla generazioni che verranno. Una coincidenza che i fatti di venerdì scorso sia accaduti proprio a distanza di qualche settimana dall’UN Climate Summit, il più grande vertice sull’emergenza climatica dal 2009? Potrebbe non esserlo, secondo Oliver Tickell, giornalista e attivista britannico. Non bisogna dimenticarci che una delle principali fonti di sostentamento dell’ISIS è il petrolio – parliamo di un indotto di 500 milioni di dollari all’anno – e che una stretta di mano internazionale a favore delle energie sostenibili per ridurre le immissioni di CO2, a quelli di Daesh poco farebbe comodo…

– Marta Pettinau

http://icewatchparis.com

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.