L’Unesco approva l’idea italiana dei caschi blu della cultura. Una misura concreta per i siti in pericolo Isis. E il World Monuments Fund diffonde la lista dei 50 monumenti più a rischio (non solo terrorismo islamico)

Se ne discuteva ormai da qualche tempo, della necessità di istituire una task force internazionale, a salvaguardia dei siti a rischio del patrimonio culturale dell’umanità. Da quando, in Medio Oriente, i combattenti dell’ISIS hanno cominciato, indisturbati, a brandire picconi contro statue e a far saltare in aria templi e altre monumentali testimonianze del passato dal […]

Il quartier generale dell'Unesco, Parigi

Se ne discuteva ormai da qualche tempo, della necessità di istituire una task force internazionale, a salvaguardia dei siti a rischio del patrimonio culturale dell’umanità. Da quando, in Medio Oriente, i combattenti dell’ISIS hanno cominciato, indisturbati, a brandire picconi contro statue e a far saltare in aria templi e altre monumentali testimonianze del passato dal valore universale. Da ultimo, l’Arco di Trionfo della siriana Palmira, dove i terroristi islamici pasteggiano ormai da cinque mesi.

FINALMENTE I CASCHI BLU DELLA CULTURA
Era lo scorso marzo quando il nostro Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini aveva avanzato la proposta al Direttore Generale dell’Unesco, Irina Bokova. E finalmente, qualche giorno fa, è arrivato il sì del Consiglio esecutivo: i caschi blu della cultura sono stati approvati da 53 paesi e dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, dopo un sentito dibattito che ha coinvolto la maggioranza delle delegazioni presenti a Parigi.
Un successo internazionale del nostro paese, dopo quello ottenuto a Milano con l’approvazione di 83 Paesi della Dichiarazione sulla Protezione del Patrimonio Culturale. L’Italia si conferma  come guida nella diplomazia culturale”, ha commentato Franceschini. Ora bisognerà definire gli aspetti operativi di questa nuova forza militare, ma almeno il primo passo è stato fatto. Non era più tollerabile che il mondo restasse a guardare, mentre un branco di invasati violentano la Storia.

LA LISTA DEI 50 SITI CULTURALI DI CUI PREOCCUPARCI
Intanto, da New York, l’organizzazione privata non profit World Monuments Fund ha diffuso, proprio in questi giorni, la lista aggiornata dei 50 siti culturali più a rischio del pianeta. Dal 1996, la World Monuments Watch list segnala monumenti e luoghi rilevanti per la storia e la cultura dell’umanità, in pericolo a causa dell’incuria, di guerre, ma anche di disastri naturali. Quest’anno la lista riguarda 36 paesi: dai monumenti della valle di Kathmandu, in Nepal, gravemente danneggiati dal catastrofico terremoto dello scorso aprile, al centro storico della città russa di Vyborg, che necessita di restauri e di una pianificazione urbanistica migliore. E c’è anche l’Italia, con i campi di concentramento in stato di abbandono, come quello di Fossoli, 20 chilometri da Modena, un pezzo di storia che non deve essere dimenticato; e l’Arco di Giano, a Roma, nel Foro Boario, in pessime condizioni a causa di erbe infestanti, smog e umidità. Ancora in attesa di essere restaurato…

– Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.