Se Mondadori si compra Rizzoli, Electa si sposa con Marsilio. Ecco i nuovi scenari sul futuro dell’editoria d’arte italiana

Un’operazione che dovrà essere vagliata e approvata dall’antitrust. Si rischia infatti un monopolio de facto, dopo che Mondadori ha firmato l’acquisizione di RCS Libri. L’unica a “salvarsi” è Adelphi, che resta fuori dalla questione e quindi va verso il ritorno alla piena autonomia. Parliamo di monopolio perché Mondadori, inteso come gruppo, controllava già i marchi […]

Un’operazione che dovrà essere vagliata e approvata dall’antitrust. Si rischia infatti un monopolio de facto, dopo che Mondadori ha firmato l’acquisizione di RCS Libri. L’unica a “salvarsi” è Adelphi, che resta fuori dalla questione e quindi va verso il ritorno alla piena autonomia.
Parliamo di monopolio perché Mondadori, inteso come gruppo, controllava già i marchi Mondadori, ovviamente, e poi Einaudi (l’acquisizione, avvenuta nel 1994, fece non poco scalpore), Piemme (che significa, per intenderci, Papa Francesco e Geronimo Stilton), Sperling&Kupfer (un solo nome: Stephen King. A sua volta detiene il marchio Frassinelli), Electa (che i lettori diArtribune ben conoscono, essendo fra le più note case editrici d’arte del Paese). Ora l’impero si estenderà a un’altra serie di marchi importanti: a partire da Rizzoli, proseguendo con BUR (i celeberrimi tascabili a prezzi economici), Bompiani (diretta da Elisabetta Sgarbi), Fabbri (il che significa prendersi una buona fetta di testi distribuiti nei circuiti delle edicole) e Archinto. E poi Marsilio, che fa un po’ storia a sé: come rammentava Il Sole 24 ore, RCS sinora aveva il 51% della società (che comprende anche il marchio Sonzogno), ma con l’operazione di acquisizione la percentuale salirà al 95%. E Marsilio significa – sempre per dare un’idea ai nostri lettori – i cataloghi della Biennale di Venezia.
Stiamo quindi esagerando quando parliamo di monopolio? In parte sì, perché la fetta di mercato del megagruppo arriverà “solo” al 40% del totale (25% del gruppo Mondadori e 15% di RCS, spannometricamente). Ma la somma non fa il totale: una oculata gestione di marchi e cataloghi, e naturalmente dei canali distributivi, permetterà di incrementare notevolmente quella percentuale. E allora sì che si rischierà la spaccatura netta fra pochissimi colossi e una miriade di piccoli-medi editori che avranno sempre più difficoltà a farsi letteralmente vedere in libreria.
Un piccolo test? Questi sono gli editori dei 10 libri più venduti nel 2014, ovvero nell’ordine: Frassinelli, Rizzoli, Sellerio, Mondadori, Einaudi, Mondadori, Longanesi, Sellerio, Feltrinelli, Einaudi. Sei su dieci sono marchi del futuro megagruppo; uno è pubblicato da un editore che fa parte di un altro gruppo (Longanesi è della corazzata Mauri Spagnol, che riunisce altresì Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Duomo, Garzanti, Guanda, La Coccinella, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA e Vallardi); un altro è capostipite di una holding, Effe 2005, che spazia dalla televisione a – soprattutto – tutta la filiera del libro (parliamo della rete di librerie Feltrinelli, della PDE – Promozione Distribuzione Editoria e della joint venture con un altro distributore importantissimo, Messaggerie). Ne restano due soltanto, pubblicati dallo stesso editore (Sellerio) e scritti dallo stesso autore (Camilleri). E senza voler fare i menagramo, l’inventore dell’ispettore Montalbano non è giovanissimo…

Marco Enrico Giacomelli

CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Archinto ha ripreso le sue quote, quindi è di nuovo indipendente. Sellerio e Camilleri sono affari loro.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Quando ho scritto l’articolo Archinto stava trattando l’acquisto: grazie per l’integrazione! Quanto a Sellerio e Camilleri, sono certamente affari loro. Ma ne scrivevo per dimostrare (senza grande sforzo, ahinoi) come quella classifica sia monopolizzata dai grandi gruppi, e i pochissimi (anzi, l’unico) casi in cui non accade ciò, si tratta di veri e proprio “fenomeni” difficilmente replicabili. E ora e in futuro ancora meno. Dubito che ci saranno colonne di libri Voland o ISBN negli store Mondandori, per non parlare delle pressioni a livello distributivo anche nelle librerie “indipendenti”. Certo è vero che si può acquistare altrove, ad esempio online. Ma l’Italia è un paese di lettori “deboli”, e se manca anche quel minimo di attrattiva rappresentato dalla libreria, allora la vedo grigia virante al nero.