Alessandro Piangiamore vince il XVI Premio Cairo. L’artista convince la giuria con un’opera che interroga il concetto tradizionale di pittura (ma che in realtà nasce come una scultura)

“Un lavoro formalmente compiuto, che rappresenta una concreta evoluzione del dispositivo pittorico, con un sapiente utilizzo dei materiali”: così la giuria del Premio Cairo ha motivato la scelta dell’opera La XXI cera di Roma, consegnando la 16a edizione del concorso ad Alessandro Piangiamore. Non fosse che l’artista 39enne originario di Enna considera quel lavoro una scultura, così come […]

Alessandro Piangiamore, La XXI cera di Roma, 2015, residui di candele in paraffina e cera d'api fuse, ferro, due elementi 203x113x3 cm ciascuno

Un lavoro formalmente compiuto, che rappresenta una concreta evoluzione del dispositivo pittorico, con un sapiente utilizzo dei materiali”: così la giuria del Premio Cairo ha motivato la scelta dell’opera La XXI cera di Roma, consegnando la 16a edizione del concorso ad Alessandro Piangiamore. Non fosse che l’artista 39enne originario di Enna considera quel lavoro una scultura, così come gli altri della stessa serie a cui si è dedicato dal 2012: “La connotazione pittorica che caratterizza questi lavori e che spesso contribuisce alla loro mistificazione è del tutto casuale: la loro origine è scultorea – ci spiega Piangiamore – si tratta di blocchi di cera, armati per garantirne la conservazione, ma è indiscutibile l’inganno nel quale si viene tratti a causa della componente cromatica”.
L’opera che si è aggiudicata il premio di 25mila euro  è un dittico di cera di grandi dimensioni, ottenuto fondendo residui di candele – recuperati in diverse chiese della Capitale o dalle abitazioni di conoscenti – sino a definire una geografia evocativa dai contorni imprecisi. “Quando ho iniziato a realizzare questo tipo di opere, non avevo contemplato il ruolo che il colore avrebbe esercitato, pensavo solamente a come ridare senso a del materiale fortemente caratterizzato da un punto di vista simbolico. Mi sono subito reso conto che l’aspetto formale più legato alla cromìa non era facilmente gestibile all’interno del mio processo (e in fondo non mi interessava nemmeno). Certamente anche la scelta della loro collocazione nello spazio, molto più vicina a quella classica dell’opera bidimensionale, contribuisce ad accentuarne l’ambiguità, rendendo labile il confine tra pittura e scultura. Rispetto al futuro non mi pongo limiti, per fortuna non so ancora cosa farò, anche se dubito fortemente di poter diventare un pittore: ce ne sono di eccelsi e non mi sento all’altezza, né ambisco ad esserlo”.
Il premio è stato assegnato lo scorso 21 ottobre, al Palazzo della Permanente di Milano, da una giuria presieduta dal critico d’arte e curatore Luca BeatriceGabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia; Vincenzo De Bellis, direttore artistico della fiera MIART; Claudia Dwek, presidente di Sotheby’s Italia e vicepresidente di Sotheby’s Europa; Gianfranco Maraniello, il nuovo direttore del MART di Rovereto; Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione Re Rebaudengo e Andrea Viliani, direttore del MADRE di Napoli.

– Marta Pettinau

www.cairoeditore.it/Premio-Cairo-2015

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.