Venezia Updates: in concorso il film ispirato a Florence Foster Jenkins, la cantante più stonata della storia. Artribune intervista il regista e la protagonista

Florence Foster Jenkins è un personaggio realmente esistito. Le registrazioni delle sue performance, reperibili pubblicamente su YouTube, non lasciano dubbi: era proprio stonata come una campana. Ciononostante ha continuato per tutta la vita a dare concerti e incidere dubbie interpretazioni dei più grandi compositori d’opera. La Jenkins (che pare abbia anche avuto una liaison col […]

Florence Foster Jenkins è un personaggio realmente esistito. Le registrazioni delle sue performance, reperibili pubblicamente su YouTube, non lasciano dubbi: era proprio stonata come una campana. Ciononostante ha continuato per tutta la vita a dare concerti e incidere dubbie interpretazioni dei più grandi compositori d’opera. La Jenkins (che pare abbia anche avuto una liaison col magnate dell’editoria William Randolph Hearst), di cui a breve uscirà un biopic firmato da una major, ha ossessionato per molto il regista Xavier Giannoli (Superstar, A l’Origine) che ne ha tratto un film, in concorso proprio in questi giorni alla Mostra di Venezia. Marguerite è un ritratto buffo e assurdo, ma di fatto parecchio aderente alla realtà, di questo personaggio surreale. Nel film la donna è circondata una collettività borghese ipocrita, che finge d’apprezzare il canto per interesse, e da una piccola comunità bohemien, composta da un giornalista aspirante scrittore, un poeta-illustratore majakowsijano con declinazioni surrealiste, una donna barbuta, un gigolò, un’ex stella dell’opera in decadenza.

Accompagnata da questa Armata Brancaleone, affascinata dalla sua purezza di spirito e dalla sua volontà di ferro, Marguerite diventa un esempio di grandezza e poesia. I personaggi, fluidi, cambiano carattere con l’incedere del film, molto più armonioso dei suoni emessi della sua protagonista. Il marito traditore diventa innamorato, il maggiordomo protettivo si scopre regista di tutta una messa in scena con tanto di stangata finale. Dove nulla è lasciato al caso, il film è cosparso di simboli, segni e presentimenti che sin dall’inizio mettono in uno stato d’animo incerto: tra l’ingenuo e l’improbabile, tra il ridicolo e il sublime. Curatissimi il décor e i costumi, le ambientazioni tipiche dei favolosi anni Venti parigini, incluse fumerie d’oppio, locali avanguardisti e jazz club. La tentazione di incontrare il regista e la protagonista del film erano troppo forti per non cedere. Ecco un estratto delle nostre interviste.

Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.