Lo Strillone: Gianni Berengo Gardin asfalta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro su Il Fatto Quotidiano. E poi decapitato il festival MiTo, Grande Madre promossa da Celant

“Per il sindaco sono sfigato, lui vuole i mostri a Venezia“. Si intitola così il pezzo con cui Il Fatto Quotidiano aggiorna sulle polemiche sorte in Laguna attorno alla mostra di Gianni Berengo Gardin: “Non mi è simpatico”, commenta il grande fotografo, “ma Luigi Brugnaro mi ha fatto un grande piacere. Grazie a lui della […]

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Per il sindaco sono sfigato, lui vuole i mostri a Venezia“. Si intitola così il pezzo con cui Il Fatto Quotidiano aggiorna sulle polemiche sorte in Laguna attorno alla mostra di Gianni Berengo Gardin: “Non mi è simpatico”, commenta il grande fotografo, “ma Luigi Brugnaro mi ha fatto un grande piacere. Grazie a lui della mia mostra si è parlato in tutto il mondo: Guardian, El Pais, New York Times. Senza di lui, l’avrebbero vista al massimo duecento persone“. La novità? “Lo fa nel giorno in cui è stata ufficializzata la rinuncia a Palazzo Ducale, lo spazio pubblico cui aveva offerto i propri scatti. Una rottura dovuta proprio all’opposizione di Brugnaro. La mostra, che verrà inaugurata il 22 ottobre, si terrà in uno spazio poco distante gestito dal Fai: le Officine Olivetti”. Perché ha scelto di raccontare le Grandi Navi? “La molla è scattata circa tre anni fa, quando ne ho vista una per la prima volta. Ero in Piazza San Marco di sera, al tramonto. Ho visto questa cosa enorme e sono inorridito: sembrava un cartone animato, Disneyland, tutto ma non Venezia”.

Istituzioni culturali torinesi nella bufera: dopo il Salone del Libro, decapitato anche il MiTo. È il Corriere della Sera ad informare della nuova debacle subalpina: “Francesco Micheli, l’ideatore, Enzo Restagno, direttore artistico, Francesca Colombo, segretario generale. Tre dimissioni. Due rassegnate ieri (Micheli e Restagno), una in fase di formalizzazione. Tre addii al vertice della stessa manifestazione: il Festival MiTo, creatura di Micheli nata nel 2007 dal gemellaggio musicale tra Milano e l’esperienza torinese di Settembre Musica”. “La Grande Madre lascia il segno”. La promozione per la mostra milanesi di Palazzo Reale arriva da Gemano Celant via L’Espresso: “riflette il notevole tentativo del curatore, Massimiliano Gioni, di incidere sulla spessa crosta dell’argomento che concerne l’enigma della femminilità e della maternità come si è andato definendo dalle avanguardie storiche ad oggi. Si dipana dal 1900, dal futurismo, per arrivare al dadaismo e al surrealismo”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.