Jeff Koons a Firenze. Il principe del pop americano incontra la grande statuaria rinascimentale. Mitologie classiche e contemporanee a Palazzo Vecchio

IL RISCHIO DEL CONTRASTO. SEDUZIONI DI IERI E DI OGGI, A FIRENZE L’accostamento è (o potrebbe essere) azzardato. Il pop scintillante di Jeff Koons, figlio dell’America di Warhol, e la nobile tradizione della scultura italiana, tra Rinascimento e Barocco. Da New York a Firenze, con un volo pindarico che non rassicura e che un po’ […]

Jeff Koons, Gazing Ball (Barberini Faun), 2013, gesso e vetro, 177,8 x 121,9 x 139,4 cm, © Jeff Koons, photo Tom Powel Imaging
Jeff Koons, Gazing Ball (Barberini Faun), 2013, gesso e vetro, 177,8 x 121,9 x 139,4 cm, © Jeff Koons, photo Tom Powel Imaging

IL RISCHIO DEL CONTRASTO. SEDUZIONI DI IERI E DI OGGI, A FIRENZE
L’accostamento è (o potrebbe essere) azzardato. Il pop scintillante di Jeff Koons, figlio dell’America di Warhol, e la nobile tradizione della scultura italiana, tra Rinascimento e Barocco. Da New York a Firenze, con un volo pindarico che non rassicura e che un po’ disorienta. Come nei casi migliori. Cos’hanno in comune il mito classico e la seduzione ironica, sfrontata, ludica di Koons? Per capirlo basterà farsi un giro tra l’arengario e la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, dove – a partire dal prossimo 25 settembre – due imponenti sculture dell’artistar statunitense si confronteranno con le meraviglie della statuaria rinascimentale.
A curare l’evento è Sergio Risaliti, che sceglie di inaugurare con questo esplosivo accostamento il ciclo In Florence, tutto dedicato all’incontro tra i grandi protagonisti del contemporaneo e le architetture del ‘500. Un format tanto diffuso quanto difficile, che nel tempo non ha risparmiato delusioni: per incongruità, per gratuità, per la troppa distanza o l’eccessiva vicinanza, e spesso per quel fallimento quasi scontato che ridimensiona l’arte del presente al cospetto della magnificenza di quella antica. E allora servono giganti, artisti capaci di “reggere” e di trovare la misura; servono opere azzeccate, scelte con criteri rigorosi o anche solo accordandosi al meglio con l’umore dei luoghi; serve un senso, nel racconto e nel raffronto, e serve uno schema. Esatto, armonico, sintetico. Qualcosa che renda sostanziale ciò che in un primo momento appare asimmetrico, innaturale.

Jeff Koons, Pluto and Proserpina
Jeff Koons, Pluto and Proserpina

IL SENSO DI JEFF KOONS PER IL MITO CLASSICO. TRA OVIDIO E PLATONE
Organizzato da Associazione Mus.e e realizzato grazie al generoso sostegno del giovane mecenate Fabrizio Moretti, il progetto pare nascere sui giusti binari. Koons esporrà in Piazza della Signoria – a due passi dalla copia del David di Michelangelo – il suo Pluto e Proserpina, possente gruppo scultoreo in acciaio inox, lucidato a specchio e con una cromatura oro. Direttamente dalla pagine delle “Metamorfosi” di Ovidio, la storia della giovane figlia di Cerere, aggredita da un infuocato Plutone, si tramuta e in una spettacolare visione plastica, completamente irrorata di luce. Tutto lo spazio intorno è destinato a implodere e moltiplicarsi, riflettendosi, dissolvendosi, incendiandosi intorno a quel fulcro dorato, capace di produrre e restituire frequenze luminose. Una macchina barocca, concepita con tutta la leggerezza del pop e la potenza drammatica del mito.

Sala Dei Gigli, Palazzo Vecchio, Firenze
Sala Dei Gigli, Palazzo Vecchio, Firenze

All’interno, nella fastosa Sala dei Gigli, affrescata dal Ghirlandaio, troverà invece posto il Fauno di Koons, tratto dalla serie Gazing Ball: calchi in gesso di celebri sculture greco-romane, a cui si aggiunge – come sigillo estetico e concettuale – una sfera metallica azzurra, bloccata sui corpi in posizione di disequilibrio. Un oggetto simbolico, un archetipo smagliante, con tanto di rimandi a Platone e al concetto di modello, di perfezione e di compiutezza. Così, la sfera giocattolo, sul punto di scivolare, contraddice la propria stessa tensione ideale, diventando precaria. E dunque effimera, come ogni malia. Come un riflesso, come un luccichio che frastorna, come l’edonismo che incrocia la trascendenza, o la perfezione che diventa rischio. O ancora, come i racconti della grande letteratura popolare, declinati nei secoli in forme sempre nuove. Fra persistenza della memoria, dissoluzioni, collisioni post-moderne e imprevedibili giochi di specchi.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.