Ad Amsterdam il centro d’arte de Appel licenzia Lorenzo Benedetti. “Divergenze sulla politica del museo”: ma in Olanda parte la solidarietà dell’artworld

In Italia non era giunta alcuna voce che facesse pensare a una decisione così radicale. E quindi quello arrivato poche ore fa si profila come il proverbiale fulmine a ciel sereno: Lorenzo Benedetti è stato licenziato dal de Appel di Amsterdam, dove ricopriva il ruolo di direttore artistico. Ci era arrivato da una quindicina di mesi, […]

Lorenzo Benedetti

In Italia non era giunta alcuna voce che facesse pensare a una decisione così radicale. E quindi quello arrivato poche ore fa si profila come il proverbiale fulmine a ciel sereno: Lorenzo Benedetti è stato licenziato dal de Appel di Amsterdam, dove ricopriva il ruolo di direttore artistico. Ci era arrivato da una quindicina di mesi, e si trattava in sostanza della poltrona di maggior prestigio del Paese, parlando d’arte contemporanea. D’altro canto, la relazione di Benedetti con l’Olanda risale al 2008, quando era diventato direttore del Vleeshal di Middelburg, e si era consolidata definitivamente nel 2013, quando il curatore romano si era occupato del Padiglione dei Paesi Bassi alla Biennale di Venezia, con una personale di Mark Manders che aveva riscosso un ampio successo.
Tornando al licenziamento, per ora le motivazioni sono piuttosto vaghe. Silenzio da parte di Benedetti (“non posso dire niente” ha spiegato ad Artribune), mentre il CEO del centro d’arte, Alexandra van Huffelen, parla di “ divergenze di opinioni in merito alla politica del museo”, mentre indiscusse sarebbero – e ci mancherebbe, aggiungiamo noi – le “qualità curatoriali”. Intanto però sono giunti gli attestati di solidarietà da parte dei colleghi dello Stroom den Haag (Arno van Roosmalen) e del Witte de With (Defne Ayas). Prossima puntata su questi schermi, una intervista con Benedetti per avere la sua versione dei fatti.

  • Luchettino Rossi

    L’ultima mostra di M.E. Smith era veramente radicale e difficile per un pubblico, diciamo, turistico. Ma immaginavo fosse nella politica del museo. Inoltre Smith è un artista cool molto sostenuto, anche se il suo lavoro, a ben vedere, mostra delle grosse pecche. Ossia le pecche di un ruolo ormai bollito, in cui basta veramente tirare delle cose nel museo per far andare bene tutto e il contrario di tutto. Ferme restando le pubbliche relazioni ovviamente.

  • silviascaravaggi

    Nooooooo ma che è successo Lorenzo? O-O

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