Valentino Resort sceglie Christi Belcourt. Etnici sì, ma con ricercatezza. La maison, affezionata alle citazioni colte, collabora con l’artista nativa americana

IL SENSO DI VALENTNO PER LE CONTAMINAZONI ARTISTICHE È ancora fresco il ricordo del grand retour di Valentino a Roma. La sfilata dello scorso luglio, nell’esclusivo teatro a cielo aperto di Piazza Mignanelli, ha regalato al mondo un ennesimo gioiello di stile e autorevolezza sartoriale, interpretando l’identità storico-artistica di Roma con una collezione praticamente perfetta. Ed […]

Valentino Resort 2016
Valentino Resort 2016

IL SENSO DI VALENTNO PER LE CONTAMINAZONI ARTISTICHE
È ancora fresco il ricordo del grand retour di Valentino a Roma. La sfilata dello scorso luglio, nell’esclusivo teatro a cielo aperto di Piazza Mignanelli, ha regalato al mondo un ennesimo gioiello di stile e autorevolezza sartoriale, interpretando l’identità storico-artistica di Roma con una collezione praticamente perfetta.
Ed è un po’ una costante, per la coppia d’oro Maria Grazia ChiuriPierpaolo Piccioli, quella della citazione colta, tra arti visive, teatro, architettura. Se i due direttori creativi avevano lì citato la magnificenza delle costruzioni monumentali e delle antiche iconografie capitoline, in altri casi si erano ispirati al genio fiammingo Jean Vermeer (FW 2013-14), a Emilie Louise Flöge, artista, couturière e compagna di Gustav Klimt (FW 2015-16), al Teatro dell’Opera (SS 2014), alle composizioni del pittore australiano Esther Stewart o ai Ballet Russes del primo ’900 (Uomo FW 2015).
Una sensibilità che arriva, del resto, direttamente dalla storia di Valentino, che dall’indimenticabile collezione  alta moda del 1989, dedicata all’esprit secessionista dell’architetto Josef Hoffmann, a quella del 2006 che giocava con l’underground di Jean-Michel Basquiat, ha sempre mescolato con acume cultura umanistica e sperimentazione fashion.

Valentino Resort 2016
Valentino Resort 2016

LOOK PER VACANZIERI ETNO-CHIC, FRA ARTE CONTEMPORANEA E TRADIZIONE MÉTIS
Stavolta, per Chiuri-Piccioli, la miccia si è accesa grazie ai lavori di Christi Belcourt, artista canadese Métis, nata nel 1966 a Toronto. I Métis (Meticci) sono uno dei tre popoli indigeni riconosciuti dal Canada, discendenti delle unioni miste tra le popolazioni native e quelle europee. Il recupero della tradizione creativa locale, che Belcourt porta avanti nel suo lavoro, ha folgorato i due stilisti, fino a condurli a una collaborazione ufficiale. Ne è nata la collezione Valentino Resort 2016, una di quelle linee – dette anche Cruise – dedicate ai vacanzieri fuori stagione, coloro che nel mezzo di un rigido inverno riescono a concedersi crociere, viaggi esotici, fughe verso latitudini miti.
Taglio folk e riferimenti etnici sono il tratto distintivo di questa serie di capi, intitolati alle finezze naïf dell’artista. Gli spettacolari intrecci botanici su fondi neri o azzurri, ispirati alla tradizionale lavorazione con perline delle donne Métis, si trasformano in castigati longdress stampati, tuniche di chiffon trasparente, abiti leggeri dall’allure romantica, reminiscenze hippy rielaborate con ricercatezza, mini vestiti fiorati con frange e spolverini coordinati, perizie artigianali visibili nei merletti, nei tagli sghembi, nei ricami e le piccole borchie. Un tripudio di astrazioni geometriche o fioriture fantasy, interamente derivato dallo stile nativo americano.

Un dettaglio di un'opera di Christi Belcourt
Un dettaglio di un’opera di Christi Belcourt

La palette mantiene con costanza il nero di fondo, a contrasto con i rossi, i gialli e i turchesi delle fantasie, per poi giungere a tonalità più primaverili, fra celesti, bianchi, arancioni. Un inno alla luce e alle cromie del paesaggio, in versione sia diurna che notturna.
A convincere Christi Belcourt, da sempre sensibile ai temi dell’ambiente e ai diritti delle minoranze etniche, è stata l’anima “green” di Valentino: secondo la classifica ”The Fashion Duel” di Greenpeace la maison si distingue per l’attenzione alla trasparenza delle filiere produttive, alle politiche ambientali e alla battaglia contro deforestazione e inquinamento.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.