L’altro Iraq, quello che lavora a salvare il patrimonio storico artistico. La Biblioteca Nazionale di Baghdad avvia un ampio progetto di restauro e digitalizzazione

Mentre periodicamente i miliziani dello Stato Islamico – nell’assoluta inettitudine del resto del mondo, ivi comprese le istituzioni preposte alla difesa del patrimonio – mostrano rigurgiti di violenza verso i monumenti dell’Iraq, compresi i libri e gli insostituibili manoscritti distrutti a Mosul, un segnale in controtendenza giunge dalla stessa capitale irachena, ancor più importante proprio […]

Mentre periodicamente i miliziani dello Stato Islamico – nell’assoluta inettitudine del resto del mondo, ivi comprese le istituzioni preposte alla difesa del patrimonio – mostrano rigurgiti di violenza verso i monumenti dell’Iraq, compresi i libri e gli insostituibili manoscritti distrutti a Mosul, un segnale in controtendenza giunge dalla stessa capitale irachena, ancor più importante proprio perché “interno”. La Biblioteca Nazionale di Baghdad ha infatti dato avvio ad un ampio programma di conservazione e salvaguardia di ciò che rimane dopo che migliaia di documenti sono stati persi o danneggiati durante l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti.
Pergamene ingiallite e raggrinzite, che narrano secoli di storia di sultani, re, imperatori, di occupazione e di liberazione, di guerra e di pace. Ora bibliotecari e accademici sono al lavoro nelle buie stanze dei seminterrati della biblioteca per preservare i documenti con un vasto progetto che parte dalla conservazione e giunge alla digitalizzazione, grazie a speciali illuminazioni utilizzate per fotografare senza danni i manoscritti più preziosi. Mazin Ibrahim Ismail, direttore del dipartimento microfilm, ha specificato che per ora si sta testando il processo su documenti del Ministero degli Interni del periodo 1939-1958. “Una volta che il restauro di alcuni dei più antichi documenti di epoca ottomana, da 200 a 250 anni fa, sarà stato completato, inizieremo a fotografare su microfilm“, ha precisato Ismail. Aggiungendo che i file digitali che non saranno immediatamente visibili al pubblico, ma serviranno ad assicurare che i contenuti sopravvivano a qualsiasi minaccia futura.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.