Il pasticcio dei nuovi direttori dei musei? Tipicamente renziano, secondo Andrea Emiliani. “L’errore è puntare solo sulla valorizzazione: concetto liberista nato con Reagan e la Tatcher”

La nomina dei nuovi direttori dei venti musei nazionali? “Un pessimo segmento di un’operazione iniziata con il bando della ‘salama da sugo’, ispirato dal presidente Renzi”. Non usa mezzi termini, Andrea Emiliani, decano degli storici dell’arte italiani, per anni soprintendente di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna e studioso di museologia, nel commentare le ben note […]

Andrea Emiliani

La nomina dei nuovi direttori dei venti musei nazionali? “Un pessimo segmento di un’operazione iniziata con il bando della ‘salama da sugo’, ispirato dal presidente Renzi”. Non usa mezzi termini, Andrea Emiliani, decano degli storici dell’arte italiani, per anni soprintendente di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna e studioso di museologia, nel commentare le ben note vicende del concorso e della successiva nomina dei direttori. E introduce una chiave di lettura nuova, contestualizzata nella politica italiana e pure internazionale: “Quando Renzi era sindaco di Firenze dichiarò guerra agli storici dell’arte con la bizzarra idea di completare la facciata di San Lorenzo e con l’altra trovata di distruggere gli affreschi di Vasari per vedere cosa c’è sotto. Lui è piuttosto a favore degli architetti e dei manager, allenati a fare esercizi politici”.
Ma nell’intervista rilasciata al Corriere di Bologna non tarda ad emergere il suo pensiero più profondo, che lo mette senza tentennamenti alla testa del partito anti-valorizzazione: “Sa su cosa si basa tutta la manovra? Sul concetto, falso, idiota, che invero precede Renzi, di ‘valorizzazione’. Quando se ne parla, si esce dalla storia dell’arte e si entra nello spettacolo. Tutto nasce intorno al 1980 dal liberismo sfrenato di Reagan e della Thatcher. Il mondo si ribalta, e l’Europa va al traino”. Insomma, cosa non funziona nei musei oggi? “Il museo diventa un magazzino, dove si vanno a prendere pezzi per le mostre e li si fa viaggiare, in modo tale da distruggerli nel giro di 50 anni. Mandare Piero della Francesca a Tokyo non esiste! Che senso ha un’esposizione come quella organizzata da Goldin a Vicenza sui notturni da Tutankhamon a van Gogh? Contro l’operazione omologante del ministro si è rivoltato perfino Sgarbi, che è facinoroso ma persona intelligente”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.