Alla Fondazione Prada di Milano si impara come si smonta una mostra. Il museo apre al pubblico il disallestimento dell’esposizione di arte classica curata da Settis

Quando una mostra chiude i battenti, di norma si tirano le somme di com’è andata, si contano gli accessi e si disallestisce. In genere a porte chiuse. Non è il caso di Serial Classic, la mostra curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola che, lo scorso 9 maggio, ha battezzato la nuova sede milanese della Fondazione […]

Serial Classic, Fondazione Prada di Milano, ph. Bas Princen
Serial Classic, Fondazione Prada di Milano, ph. Bas Princen

Quando una mostra chiude i battenti, di norma si tirano le somme di com’è andata, si contano gli accessi e si disallestisce. In genere a porte chiuse. Non è il caso di Serial Classic, la mostra curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola che, lo scorso 9 maggio, ha battezzato la nuova sede milanese della Fondazione Prada nella vecchia distilleria riqualificata da Rem Koolhaas.
La mostra dedicata alla serialità nell’arte classica e al rapporto tra originale greco e copia romana si è conclusa lunedì 24 agosto, ma dal 28 del mese il pubblico avrà ancora un’occasione per vedere le oltre sessanta opere esposte, prima che facciano ritorno al Louvre, al British Museum, al Museo nazionale di Tehran e alle altre prestigiose istituzioni internazionali che si sono rese disponibili al prestito.
Per circa due settimane, sarà possibile assistere al disallestimento della mostra, dalle due passerelle che corrono lungo il perimetro vetrato del Podium, lo spazio espositivo centrale progettato dallo studio OMA. In questo modo, i visitatori potranno scoprire il dietro le quinte della mostra e osservare da un punto di vista privilegiato come avvengono le delicate operazioni di smontaggio, imballaggio e trasporto di opere archeologiche. Inoltre, gruppi di studenti universitari potranno assistere da vicino ai lavori, in compagnia di esperti, tecnici, conservatori e altri addetti che saranno a disposizione per rispondere alle loro domande. Un’idea intelligente per imparare guardando. Un’iniziativa a nostro avviso replicabile in altri musei che trasforma un’operazione tecnica in un’occasione pubblica di studio e approfondimento.

Marta Pettinau

 

CONDIVIDI
Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.