Dal MoMA al Teatro Sociale di Como: ecco la nuova performance di Yvonne Rainer. La Fondazione Ratti invita la coreografa che rivoluzionò la danza negli anni ʹ60

Nel 1965 scriveva il No Manifesto, sovvertiva la danza e liberava la gestualità coreografica da vecchi stilemi accademici e virtuosismi innaturali, conferendo dignità coreutica a gesti comuni e banali, come il semplice atto del camminare o dello stare fermi. Più di dieci anni dopo che John Cage aveva introdotto nella musica il rumore e il […]

Nel 1965 scriveva il No Manifesto, sovvertiva la danza e liberava la gestualità coreografica da vecchi stilemi accademici e virtuosismi innaturali, conferendo dignità coreutica a gesti comuni e banali, come il semplice atto del camminare o dello stare fermi. Più di dieci anni dopo che John Cage aveva introdotto nella musica il rumore e il silenzio con la sua celebre esibizione 4’33’, al Black Mountain College.
Oggi, all’età di ottant’anni, la performer e coreografa americana Yvonne Rainer non ha perso un briciolo della sua carica rivoluzionaria tanto che, di recente, il J. Paul Getty Museum e la biennale Performa le hanno commissionato una nuova performance. Dopo essere andata in scena in anteprima al MoMA di New York lo scorso giugno, il 14 luglio, alle ore 20, sarà riproposta al Teatro Sociale di Como per la Fondazione Antonio Ratti. Invitata nell’ambito del programma del XXI CSAV – Artists Research Laboratory per un workshop di poco meno di un mese sulla performance, Yvonne Rainer si esibirà in The Concept of Dust, or How do you look when there’s nothing left to move?, insieme ad altri cinque ballerini, conosciuti con il nome di Raindears. Nel corso di 45 minuti, i movimenti dei performer e la musica si svolgeranno in una sequenza in continua costruzione, che sarà interrotta a intermittenza dalla lettura di testi provenienti da numerose fonti, sui temi della vecchiaia e della mortalità. La coreografia non è predeterminata e i ballerini saranno liberi di alternare passi singoli a sequenze di gruppo, movimenti dinamici a pose statiche come lo stare seduti su una sedia, o in piedi l’uno affianco all’altro o a osservarsi reciprocamente.
Prima della performance, alla Fondazione Antonio Ratti, avrà luogo la conferenza di Martin Hargreaves, direttamente dal master The Body in Performance della prestigiosa accademia Trinity Laban di Londra. Il 25 luglio, infine, si terrà l’evento Corso Aperto, con la presentazione dei lavori realizzati dai giovani artisti partecipanti al workshop tenuto da Yvonne Rainer.

Marta Pettinau

 

 

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.