Lo Strillone: la storia della collezione nazista di Yves Saint Laurent su il Manifesto. E poi Reggia di Caserta, Woodman e Jurgenssen, Giambattista valli

“Una triste occupazione. Non è possibile, è una gag!”. Così Le Figaro nel 1971 titolava un articolo dedicato all’ultima collezione creata da Yves Saint Laurent: ora il Manifesto porta i suoi lettori a Parigi, dove la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent dedica a quella vicenda una delle mostre di moda più visitate degli ultimi anni, […]

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Una triste occupazione. Non è possibile, è una gag!”. Così Le Figaro nel 1971 titolava un articolo dedicato all’ultima collezione creata da Yves Saint Laurent: ora il Manifesto porta i suoi lettori a Parigi, dove la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent dedica a quella vicenda una delle mostre di moda più visitate degli ultimi anni, La Collection du Scandale, che chiude domani. “Lo scandalo a cui si riferisce il titolo nasce quando Saint Laurent presenta una collezione che i giornalisti di moda giudicano ispirata agli anni dell’occupazione nazista della Francia. I giornali lo attaccarono con titoli e articoli che oggi sarebbero impossibili. L’International Herald Tribune titola: ‘Saint-Laurent: Truly Hideous’ (veramente orribile) e scrive che la sfilata è ‘un suicidio’; Le Monde ‘Il couturier ha perso ogni senso della misura e del buon gusto’; The Guardian ‘La sua collezione è un tour de force del cattivo gusto’”.

Il monumento nascosto da impalcature e teli: 25 milioni per ripristinare oggi un palazzo che era giù stato ottimamente restaurato ventenni fa”. Non può mancare la quotidiana immersione sulla quantomeno bizzarra gestione del patrimonio italiano, e il Quotidiano Nazionale punta la sua attenzione sulla Reggia di Caserta: “I visitatori protestano? Tomino un’altra volta. Abbiamo da lavorare, lavori grossi, un bel business”. “Il suo primo inquietante autoscatto, la ritrae seduta sul divano con i capelli che le coprono il viso. Selfprotrait at thirteen è la prima del suo intenso corpus di opere”. Suo di chi? Di Francesca Woodman, protagonista con Brigit Jurgenssen di una doppia personale curata da Gabriele Schor al Kunst Merano Arte, raccontata da La Stampa. “Ci ho messo tanto a costruire il mio stile, ma non invidio chi ha un grande gruppo alle spalle”. Il Corriere della Sera indaga sui nuovi fenomeni del fashion italico, intervistando Giambattista Valli: “Non ho mai voluto la pappa pronta“.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.