Il British Museum in cerca di fondi presterà 500 reperti al Zayed National Museum, il museo arabo accusato di moderna schiavitù

Cosa succede se un grande museo statale si trova a dover fare i conti con possibili riduzioni di finanziamenti pubblici? Che quel museo deve iniziare a guardare altrove e cercare nuove fonti per sostenere gli standard qualitativi che l’hanno reso un’eccellenza nel panorama internazionale. Costi quel che costi. Persino privare la propria collezione permanente di […]

Come sarà il Zayed National Museum

Cosa succede se un grande museo statale si trova a dover fare i conti con possibili riduzioni di finanziamenti pubblici? Che quel museo deve iniziare a guardare altrove e cercare nuove fonti per sostenere gli standard qualitativi che l’hanno reso un’eccellenza nel panorama internazionale. Costi quel che costi. Persino privare la propria collezione permanente di 500 reperti di valore, per cinque anni, a favore di un’organizzazione museale araba accusata di calpestare i diritti dei lavoratori. È quanto imputato al British Museum, attualmente al centro di un vortice di polemiche, dopo essersi diffusa la notizia di un considerevole prestito quinquennale, altrettanto ben remunerato, che il museo londinese avrebbe accordato al Zayed National Museum, per la sua apertura sull’isoletta di Saadiyat, di fronte ad Abu Dhabi, prevista per il 2016.

L'isola di Saadiyat
L’isola di Saadiyat

L’imponente struttura architettonica, progettata dall’architetto inglese Norman Foster, starebbe infatti prendendo forma grazie al sudore di centinaia di “instancabili” lavoratori immigrati, sottopagati e senza alcuna tutela. Secondo quanto riportato da associazioni internazionali per i diritti umani, il Zayed National Museum sarebbe in buona compagnia, considerato che anche le filiali arabe del Louvre e del Guggenheim starebbero sorgendo nel nuovo distretto culturale di Abu Dhabi, grazie alle stesse moderne tecniche di schiavitù.
Alla questione etica del fine giustifica i mezzi, si somma poi il dibattito sulla sostenibilità culturale del prestito: molti dei reperti che prenderanno il volo per il Golfo non provengono dai magazzini del museo, bensì dalla collezione permanente. Nella lista, ci sarebbero diversi pezzi forti, generalmente ammessi al prestito solo per periodi limitati, dai tre ai sei mesi: rilievi assiri, tavolette cuneiformi, gioielli fenici, ritratti funebri dell’Egitto romano, oggetti bizantini e preziose porcellane Ming. Tra questi, figurano anche manufatti acquisiti dal British Museum con fondi dell’Art Fund, da cui il museo dovrà avere il beneplacito prima della cessione temporanea.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • angelov

    Questo dimostra che l’Ipocrisia non è una componente essenziale solo della nostra cultura italica; anche gli “altri” non sono da meno…