Arcobaleno bruciato. Polonia dilaniata dalla scultura simbolo di pace (e di amore libero): dopo cinque distruzioni, l’opera di Julita Wójcik lascerà la piazza di Varsavia

In questi giorni, in cui l’arcobaleno è assurto a simbolo per i tanti che – specie sui social network – hanno inneggiato alla storica pronuncia della corte suprema USA in merito ai matrimoni gay, la vicenda diventa ancora più deflagrante. Perchè proprio su un arcobaleno, quello realizzato dall’artista polacca Julita Wójcik, si sono accanite le […]

L'opera incendiata a Varsavia (foto tumblr)

In questi giorni, in cui l’arcobaleno è assurto a simbolo per i tanti che – specie sui social network – hanno inneggiato alla storica pronuncia della corte suprema USA in merito ai matrimoni gay, la vicenda diventa ancora più deflagrante. Perchè proprio su un arcobaleno, quello realizzato dall’artista polacca Julita Wójcik, si sono accanite le ire della potentissima comunità cattolica di Varsavia che ha interpretato la collocazione della scultura Teçza – un arcobaleno, appunto, realizzato con fiori sintetici – al centro di piazza Zbawiciela, come una istigazione all’amore omosessuale, con l’aggravante – scrive Il Fatto Quotidiano – della collocazione vista Chiesa. Lei l’aveva ideata per addobbare la piazza di Bruxelles, durante il semestre di presidenza polacca, nel 2011: poi qualcuno ha avuto l’idea di rimonrarla in patria. Da allora, l’opera è diventata un simbolo: positivo per tanti giovani libertari, negativo per gli altrettanti oscurantisti. Nel 2013 le proteste sono culminate nell’incendio dei fiori che formano l’arcobaleno: che da allora per altre cinque volte è stato distrutto, tanto che il comune ha deciso di stabilire un presidio fisso attorno all’arcobaleno. Ora la resa: entro fine anno l’opera finirà di dividere i polacchi, e dalla piazza sarà trasferita nella sede dell’Adam Mickiewicz Institute.

Tecza, di Julita Wójcik
Tecza, di Julita Wójcik
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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.