Venezia Updates: sorpresa! Il Padiglione Italia è un filo meglio di quel che vi sareste aspettati. Ecco qualche foto in anteprima

Non siamo affatto persuasi che in questo momento un paese bloccato, stupido e impaurito come l’Italia debba pensare alla propria memoria. Non siamo neppure convinti che un Padiglione Italia alla Biennale di Venezia si debba allestire con spazi, layout e impostazione più proprie di una rassegna fieristica che di uno spazio museale. Detto questo, il […]

Biennale di Venezia 2015 - Padiglione Italia - Marzia Migliora
Biennale di Venezia 2015 - Padiglione Italia - Marzia Migliora

Non siamo affatto persuasi che in questo momento un paese bloccato, stupido e impaurito come l’Italia debba pensare alla propria memoria. Non siamo neppure convinti che un Padiglione Italia alla Biennale di Venezia si debba allestire con spazi, layout e impostazione più proprie di una rassegna fieristica che di uno spazio museale. Detto questo, il progetto di Vincenzo Trione è… un progetto. E’ un tentativo di fare un discorso (sulla memoria, sullo stile, sulla storia dell’arte, sull’italianità) e si serve del lavoro degli artisti per impaginarlo.
Le cellette, le cappelle, gli stand all’interno dei quali il lavoro degli artisti è allestito sono un difetto (non c’è la mostra, ci sono una serie di opere che necessariamente non dialogano le une con le altre), ma allo stesso tempo conferiscono ritmo e cadenza al Padiglione. L’apporto degli “ospiti” stranieri è energetico (Peter Greenaway) e struggentemente poetico (William Kentridge, con una riproposizione in gigante di un suo disegno di Pier Paolo Pasolini morto, progettato per il suo grande muro che ancora non si riesce a realizzare sui muraglioni del Lungotevere a Roma).
Insomma il risultato è superiore alle aspettative (che erano bassine, beninteso) e qualche ‘stanza’ presenta opere di buon livello (Marzia Migliora, Alis/Filliol, Francesco Barocco), qualche pezzo financo ben allestito in quegli spazietti (Mimmo Paladino) e le previste presenze particolari di Tambellini e Gioli.
Completa il tutto un buon lavoro filmico di Davide Ferrario che permette a Umberto Eco di presenziare per la prima volta in una Biennale. Per il resto un’idea fatevela voi, con le foto della nostra gallery.

  • Fausto Jannaccone

    il Kentridge è pur sempre e comunque il Kentridge.

  • pino Barillà

    Nel 2015 lavori come questi li dovremmo vedere solo nelle accademie.
    I curatori filosofano linguaggi dell’arte tramontati da tempo.

    • Savino Marseglia

      E’ fuor di dubbio che questo padiglione italico, possa avere un ‘utilizzazione efficace in numerosi cimiteri della memoria, come materiali di prova contro l’usura del tempo accademico.

  • Whitehouse

    Sembrano le rovine di un paese, questa finta consapevolezza; questa retorica passatista è il sintomo non la consapevolezza di una malattia. Ma a nessuno interessa veramente. A nessuno è chiaro il valore dell’opera (non il prezzo). Nel caso ci sia. Ma se guardiamo le aste, essendoci il prezzo, immaginiamo ci sia un valore. Quelli più tristi sono i giovani che sono mantenuti in ostaggio da un paese per vecchi. Il progetto MyDuchamp cerca una via in questo senso. Cercatelo su Google.

  • gianni

    ma questo articolo è stato scritto da un giornalista torinese? Parla solo di artisti che abitano a Torino. Trione non è Beatrice, sul secondo si sono scaricate valanghe di insulti. Su Trione che ha usato lo stesso metodo si tende a non dire nulla.

  • Sicuramente meglio di molti dei precedenti, rimane il problema dello spazio che deve essere gestito meglio

  • andrea bruciati

    it’s beyond my control (Pierre Choderlos de Laclos)