Richard Prince vende fotografie altrui trovate su Instagram per 100 mila dollari. Senza permesso, ma la legge è della sua

Richard Prince non è nuovo della pratica del ready-made fotografico. Già negli anni Settanta, l’artista americano prendeva in prestito immagini dalle pagine di quotidiani e di magazine patinati, riproponendole come opere sue e minando così le basi del copyright e del ruolo autoriale nella creazione fotografica. I tempi sono cambiati e, dalle pagine delle riviste, […]

Una delle fotografie "incriminate" di Richard Prince


Richard Prince
non è nuovo della pratica del ready-made fotografico. Già negli anni Settanta, l’artista americano prendeva in prestito immagini dalle pagine di quotidiani e di magazine patinati, riproponendole come opere sue e minando così le basi del copyright e del ruolo autoriale nella creazione fotografica. I tempi sono cambiati e, dalle pagine delle riviste, Richard Prince è passato a razziare Instagram, la piattaforma social che, con la sua vasta gamma di filtri, trasforma anche gli scatti più bruttini in fotografie curate e piacevoli.
Stavolta però, vendere fotografie altrui senza permesso alcuno per cifre che si aggirano attorno ai 100 mila dollari, ha sollevato questioni di privacy e di proprietà dell’immagine non da poco. A scoppio ritardato, in realtà. Risale, infatti, al 2014, la personale di Richard Prince New Portraits alla Gagosian di New York, in cui erano esposte 38 stampe di screenshot ingranditi di scatti che l’artista aveva trovato in giro per Instagram. Sotto ogni foto – come fosse una firma o un “grazie del prestito” –  un commento più o meno ironico dello stesso artista. Alcune di queste stampe sono state riproposte un paio di settime fa a Frieze, sempre a New York, e, a quanto pare, sono state notate da una delle legittime proprietarie che ha infine deciso di non intraprendere alcuna azione legale nei confronti di Prince. Stavolta, insomma, gli è andata bene. Ma anche se la giovane ragazza avesse trascinato l’artista in tribunale, probabilmente non avrebbe ottenuto niente. Intanto perché quando si postano immagini sui social, se ne perdono i diritti. Per di più, nel 2013, Richard Prince ha vinto la causa contro il fotografo francese Patrick Cariou, a cui nel 2008 aveva “rubato” alcune fotografie dal libro Yes, Rasta. E se è riuscito ad avere ragione contro un fotografo professionista…

Marta Pettinau

CONDIVIDI
Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • navi

    Richard Prince non ha Vinto la causa contro Cariou , ma hanno trovato un accordo… si parla di 10M.USD

  • lois_design

    Quello che è assurdo non è tanto il “furto” con relativo uso di immagini altrui, ma il valore di mercato con cui vengono vendute queste foto!!

  • Pingback: Ancora guai per Richard Prince, nuova denuncia | Artribune()