Lo Strillone: il derby del cinema italiano a Cannes su La Repubblica. E poi Carrara ritratto di Bergamo, con la cultura si mangia, Padiglione Italia

Inter-Milan, Callas-Tebaldi, e – proprio nel cinema – Garrone-Sorrentino, nel 2008. Utilizza la metafora del “derby” Natalia Aspesi che su La Repubblica parla del 68° Festival di Cannes che prende il via oggi con tre registi nostrani in lizza: “Tutti e tre sono autori italiani lanciati da questo Festival che li ha più volte premiati […]

Quotidiani
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Inter-Milan, Callas-Tebaldi, e – proprio nel cinema – Garrone-Sorrentino, nel 2008. Utilizza la metafora del “derby” Natalia Aspesi che su La Repubblica parla del 68° Festival di Cannes che prende il via oggi con tre registi nostrani in lizza: “Tutti e tre sono autori italiani lanciati da questo Festival che li ha più volte premiati e che li considera chic, appunto da Matteo Garrone a Paolo Sorrentino, monumentalizzato anche da un Oscar, tuttora inclusi nell’area registi giovani (46 e 44 anni) e in più il venerato cannesiano Nanni Moretti”. E qual è la reazione popolare? “L’Italia partecipa ma si divide: parteggia per uno e fischia l’altro. Dell’Italia gli italiani parlano malissimo in ogni occasione, basta che un italiano partecipi a qualcosa di internazionale perché si diventi suoi fan accaniti. A meno che a partecipare alla stessa gara siano più di uno”.

Ritratto di città. Il Corriere della Sera va in una Bergamo che riscopre la sua arte nel viaggio tra i grandi maestri dell’Accademia Carrara. “Nelle sale dell’Accademia, riaperta dopo sette anni di restauri, una collezione di 600 opere dal Quattrocento all’Ottocento mette in luce non solo l’importanza della scuola pittorica locale ma anche la ricchezza delle raccolte private”. Chi era il ministro italiano dell’Economia autore di una affermazione così infelice? Ovvero che con la cultura non si mangia? A porre la domanda retorica è Libero, secondo cui “non solo con l’arte e con la cultura si può mangiare, ma anche guadagnare tanto, avendo fiuto e soldi. Lo sa bene il collezionista saudita che nel 1997 aveva acquistato Le donne di Algeri di Picasso per 31,9 milioni di dollari. Un investimento da cui ha ottenuto un invidiabile guadagno del 462% in 18 anni”. “Quant’è brutto il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia“? L’opinione di Claudia Colasanti su Il Fatto Quotidiano: “alte e grigie celle di contenimento in cui gli artisti sono stati invitati a a svolgere i compiti a casa: archivio, memoria e nuova installazione“.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.