Arte a rischio. In Cina costa 5 anni di galera “photoshoppare” il presidente Xi Jinping. E intanto a Londra andrà all’asta la contestatissima Madonna su sterco di Chris Ofili

Rigurgiti di repressione creativa da una parte del mondo, provocazioni artistiche che si riaprono dall’altra parte del globo: l’arte contemporanea abbatte sempre più barriere geografiche, sociali, tematiche, eppure ogni tanto si trova a dover fronteggiare tabù ancora invalicabili, o giudizi morali pronti a riemergere dal nulla. L’episodio più odioso accade – non è una sorpresa […]

Il presidente Xi Jinping visto da Dai Jianyong

Rigurgiti di repressione creativa da una parte del mondo, provocazioni artistiche che si riaprono dall’altra parte del globo: l’arte contemporanea abbatte sempre più barriere geografiche, sociali, tematiche, eppure ogni tanto si trova a dover fronteggiare tabù ancora invalicabili, o giudizi morali pronti a riemergere dal nulla.
L’episodio più odioso accade – non è una sorpresa – in Cina: dove l’artista di Shanghai Dai Jianyong è stato arrestato e rischia fino a cinque anni di carcere per aver rappresentato il presidente Xi Jinping con il volto ritoccato via Photoshop o deformato in smorfie. In particolare, come informa il gruppo Chinese Human Rights Defenders, sui social media Dai avrebbe fatto circolare foto in cui Xi sfoggia un paio di baffi o strizza buffamente gli occhi al cielo. Il giro di vite sull’espressione artistica in Cina “è peggiorato, e la detenzione di Dai dimostra che umorismo e libertà di parola sono sempre sotto attacco“, ha detto Wendy Lin, coordinatore del CHRD di Hong Kong.
Tutt’altro tenore per la notizia che arriva da Londra, dove nessuno rischia la prigione: ma di certo si riacutizzerà una polemica che esplose una quindicina di anni fa. Oggetto, l’artista Chris Ofili, che nel 1999 espose al Brooklyn Museum di New York la sua famosa The Holy Virgin Mary, una Madonna nera incrostata con sterco di elefante – una cifra, per Ofili – e con uno sfondo realizzato con un collage di riviste pornografiche. Allora a sentirsi oltraggiati furono molti leader religiosi e il sindaco Rudolph Giuliani, che descrisse la pittura di Ofili e altre opere in mostra come “roba malata”. L’opera, di proprietà del celebre collezionista australiano David Walsh, sarà inclusa nell’asta d’arte del dopoguerra e contemporanea in programma il 30 giugno da Christie’s Londra, con una stima di circa 2,3 milioni di dollari.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.