Allarme per l’unica collezione d’arte nazionale del Nepal. Dopo il terremoto, 700 dipinti antichi sono rimasti intrappolati nell’Accademia di belle arti di Kathmandu

È delle ultime ore la notizia che la terra in Nepal ha ripreso a tremare: un’altra scossa di magnitudo 7.3 è stata registrata il 12 maggio nell’area della capitale Kathmandu. Dopo il terremoto che il 25 aprile ha devasto il paese e ucciso circa 8 mila persone, si torna a trattenere il fiato. Per le vite umane, […]

L'Accademia di belle arti di Kathmandu, dopo il terremoto (foto Hyperallergic)

È delle ultime ore la notizia che la terra in Nepal ha ripreso a tremare: un’altra scossa di magnitudo 7.3 è stata registrata il 12 maggio nell’area della capitale Kathmandu. Dopo il terremoto che il 25 aprile ha devasto il paese e ucciso circa 8 mila persone, si torna a trattenere il fiato. Per le vite umane, certo. Ma anche per il patrimonio storico, artistico e archeologico della nazione: ricchezza inestimabile per la storia millenaria di cui è custode e pane quotidiano per le molte famiglie che nel paese vivono di turismo.
In questa tragedia dentro la tragedia, c’è anche la preoccupazione per la collezione permanente dell’Accademia di belle arti della capitale, l’unica raccolta d’arte nazionale. Durante lo scorso terremoto, l’edificio neoclassico degli anni Trenta ha subito ingenti danni strutturali e ora rischia di collassare e di seppellire sotto le sue macerie 700 dipinti e altri manufatti, alcuni datati al tempo del Buddha, che sono rimasti intrappolati nel pericolante terzo piano dello stabile.
In Nepal – ha affermato l’artista Ragini Upadhyaynon c’è rimasto niente di più antico di questi dipinti perché, mi spiace ammetterlo, sono stati tutti venduti all’estero, tra Cina, Giappone e Inghilterra. Il paese ha già perso questa parte della sua storia culturale. Ecco perché è così importante per noi riuscire a mettere in salvo quelle opere.”
Mentre si è riusciti a recuperare le opere al piano terra, dove era allestita la mostra annuale dell’Accademia, grazie all’aiuto ricevuto dall’ambasciata americana, ora con il nuovo stato di crisi, le priorità saranno giustamente altre. E il destino dei dipinti resterà, almeno per ora, alla mercé delle leggi della statica.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.