Lo Strillone: nessuno tocchi il Razionalismo italiano sul Corriere della Sera. E poi Expo Milano, Renato Guttuso, la madre nell’arte

“Il movimento del Razionalismo italiano (a suo tempo elogiato persino da Antonio Gramsci perché capace, scrisse, di ‘creare un gusto di massa’) viene ripensato e apprezzato”. Il Corriere della Sera risponde alle parole in libertà del presidente della Camera, Laura Boldrini, che avrebbe messo nel mirino l’architettura del periodo fascista, con un articolo di Paolo […]

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Il movimento del Razionalismo italiano (a suo tempo elogiato persino da Antonio Gramsci perché capace, scrisse, di ‘creare un gusto di massa’) viene ripensato e apprezzato”. Il Corriere della Sera risponde alle parole in libertà del presidente della Camera, Laura Boldrini, che avrebbe messo nel mirino l’architettura del periodo fascista, con un articolo di Paolo Conti che si domanda fin dal titolo se sia pensabile “Demolire la storia”. E riporta le parole di Giorgio Muratore, docente di Storia dell’architettura contemporanea a La Sapienza di Roma: “In questo momento il Razionalismo italiano, e in generale il periodo tra le due guerre nel nostro Paese, è in assoluto il capitolo dell’architettura contemporanea più studiato nelle principali università del mondo”. “No chaos, no party”. Così Repubblica Milano titola una veloce review su come la stampa di tutto il mondo vede il cantiere più grande d’Italia, quello dell’Expo: “qualcosa che suona tipo: i soliti italiani pasticcioni, ritardatari e poco trasparenti che alla fine però, in qualche modo, se la cavano sempre”. Cosa scrive, per esempio, il mitico Tyler Brûlé, editorialista del Financial Times e fondatore della rivista Monocle? “L’Italia ha talento per fare le cose all’ultimo minuto”.

Capitolo recensioni: Il Messaggero invia Fabio Isman a Bagheria, città natale di Renato Guttuso, che mette in esposizione 80 dipinti e 30 disegni del pittore siciliano che raccontano il mondo intellettuale del Dopoguerra. “Attraverso i volti ecco la Roma degli artisti, della politica e dei salotti letterari”. La Repubblica è invece a Parma, dove a Palazzo del Governatore è di scena la storia dell’arte nel segno della madre, dagli idoli primitivi femminili fino alle esperienze contemporanee, da Iside a Bill Viola. “Offre diversi punti di vista e non solo storico-artistici, divisi in sezioni: per afferrare un concetto così apparentemente semplice eppure multiforme e complesso è utile infatti non soltanto interpretarlo nel suo insieme, ma dividerlo in segmenti, rivelarne i diversi significati”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.