Lo Strillone: lo scrittore premio Nobel che voleva essere Anselm Kiefer su La Repubblica. E poi no selfie a Cannes, modello Ikea, Wim Wenders

Cosa succede quando uno scrittore premio Nobel incontra il suo artista preferito? La scintilla scoppia sulle pagine de La Repubblica, alle quali il romanziere turco Orhan Pamuk affida la sua dichiarazione d’amore per Anselm Kiefer. “Fra i sette e i ventidue anni volevo fare il pittore e passavo tantissimo tempo a disegnare, specialmente da adolescente”, […]

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Cosa succede quando uno scrittore premio Nobel incontra il suo artista preferito? La scintilla scoppia sulle pagine de La Repubblica, alle quali il romanziere turco Orhan Pamuk affida la sua dichiarazione d’amore per Anselm Kiefer. “Fra i sette e i ventidue anni volevo fare il pittore e passavo tantissimo tempo a disegnare, specialmente da adolescente”, ricorda. “Negli anni Ottanta, ogni volta che mi imbattevo nel lavoro di grandi artisti, venivo colto da un’emozione a metà strada fra la gelosia e il rimpianto per non aver vissuto la vita che volevo vivere”. E la passione per Kiefer? La sua arte “dimostrava che contrariamente a quello che credevo da bambino e da ragazzo, pensare per immagini e sognare a occhi aperti non era garanzia di realizzazione artistica. La forza che sta dietro a ogni vigorosa pennellata e la presenza fisica del pittore erano due componenti essenziali di quell’equazione magica che chiamiamo arte. È quasi come se i libri di Kiefer ci dicessero di guardare oltre quello che le parole rappresentano e significano, per osservare invece laloro struttura e le connessioni che formano fra di loro”.

Il Festival di Cannes mette il divieto di selfie sul red carpet. E l’argomento stimola sul Corriere della Sera una profonda riflessione a firma Pierluigi Battista: “ha il sapore della rivincita contro la modernità, assomiglia molto a una ringhiosa difesa dei riti antichi minacciati dalle nuove abitudini adolescenziali oramai assimilate anche da capi di Stato e di governo, magari con incorporata derisione, come è capitato proprio ieri al presidente Hollande”. Un “modello Ikea” per recuperare le bellezze d’Italia: su Il Giornale la provocazione arriva direttamente da un saggio di Lorenzo Salvia, titolo Resort Italia. Come diventare il villaggio turistico del mondo e uscire dalla crisi (Marsilio). “Una sapida litania dei mali che affliggono il nostro patrimonio artistico. Con la sfacciata pretesa dichiarata fin dal titolo di proporre soluzioni al rapido e (sembra) inevitabile declino dell’Italia, prendendo in considerazione proprio l’economia che viene, o che potrebbe essere generata dai beni culturali”. “I miei paesaggi di civiltà”: in occasione dei suoi 70 anni il grande regista tedesco Wim Wenders si regala una mostra nella sua città, Düsseldorf e racconta la sua passione per la fotografia. Ne parla Il Messaggero: “Tutto è cominciato dall’amore per la pittura di Dürer e Michelangelo”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.