Il Museo della Merda pronto per l’inaugurazione. Sorgerà nel piacentino su iniziativa di Gianantonio Locatelli, imprenditore “di settore”

Si chiamerà proprio così, con tanto di logo: per cui nessuno si scandalizzi, né ci accusi di linguaggio triviale. A Castelbosco, nel piacentino, nascerà a breve il Museo della Merda: un’iniziativa di Gianantonio Locatelli, proprietario di un’azienda che ospita 2500 bovini destinati alla produzione di latte per il Grana Padano. “Dalla gestione quotidiana dei capi, della loro produzione e dei loro […]

Il logo del Museo della Merda

Si chiamerà proprio così, con tanto di logo: per cui nessuno si scandalizzi, né ci accusi di linguaggio triviale. A Castelbosco, nel piacentino, nascerà a breve il Museo della Merda: un’iniziativa di Gianantonio Locatelli, proprietario di un’azienda che ospita 2500 bovini destinati alla produzione di latte per il Grana Padano. “Dalla gestione quotidiana dei capi, della loro produzione e dei loro rifiuti è sorta la necessità di trasformare l’azienda stessa in un progetto ecologico e industriale avveniristico. Dallo sterco viene oggi ricavato metano, concime per i campi, materia grezza per intonaco e mattoni attraverso sistemi di nuova concezione che, oltre a ridurre l’inquinamento atmosferico e la distribuzione di nitrati nel terreno, seguono un principio che ridisegna il ciclo della natura in un circolo virtuoso, restituendo ad agricoltura e allevamento l’importanza di sempre”.
E ad affiancare, quasi a ingentilire quest’attività, nasce il bisogno di “nobilitare” la ragione sociale vera e propria dell’azienda, con un museo: che del resto mette al centro una “materia” non certo nuova alle pratiche artistiche. Basti pensare alla notissima Merda d’artista, di Piero Manzoni, o all’altrettanto celebre Cloaca, macchina digeritrice e produttrice di merda creata dall’artista belga Wim Delvoje. All’interno di un castelletto ristrutturato dall’architetto Luca Cipelletti, troveranno dunque spazio “reperti, manufatti e opere d’arte di interesse estetico e scientifico: dagli scarabei stercorarii, considerati divini dagli egizi (simbolo del museo), a esempi di utilizzo dello sterco per la costruzione di architetture nelle più lontane culture del pianeta, dalle antiche civiltà italiche all‘Africa, passando per opere storico-letterarie come la Naturalis Historia di Plinio, fino alle ricerche scientifiche più attuali e alla produzione artistica che tocca l’uso e riuso di scarti e di rifiuti”.

Il logo del Museo della Merda
Il logo del Museo della Merda

Il Museo della Merda – di cui presto ci occuperemo con maggiori dettagli – ha poi in programma un fitto programma di iniziative legate alla materia oggetto della collezione: seguito da ben quattro curatori, dallo stesso Gianantonio Locatelli a Massimo Valsecchi, Luca Cipelletti, Gaspare Luigi Marcone.

www.museodellamerda.org

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.