Finisce sul New York Times il museo archeologico di Lecce che doveva essere… una trattoria. Il proprietario aggiustava dei tubi, emersero resti di valore

In Italia dovunque si scavi non è raro che saltino fuori antiche vestigia, necropoli, frammenti della storia antica del nostro Paese. È l’incubo dell’edilizia: quando accade, i lavori di cantiere si fermano, la burocrazia si inceppa e i tempi lievitano. Per non parlare dei costi. E non è ugualmente raro che si preferisca ignorare e […]

Il Museo Faggiano di Lecce

In Italia dovunque si scavi non è raro che saltino fuori antiche vestigia, necropoli, frammenti della storia antica del nostro Paese. È l’incubo dell’edilizia: quando accade, i lavori di cantiere si fermano, la burocrazia si inceppa e i tempi lievitano. Per non parlare dei costi. E non è ugualmente raro che si preferisca ignorare e risotterrare quanto emerso dal passato.
Tutta questa trafila si è trasformata in una storia a lieto fine invece per Luciano Faggiano, il proprietario di un immobile che, più di dieci anni fa, sarebbe dovuto diventare una trattoria nel centro di Lecce. Era il febbraio 2001, l’edificio era ormai completamente ristrutturato, fatta eccezione per il vecchio e mal funzionante scarico fognario del bagno. Armato di piccone, il signor Faggiano ha iniziato a scavare per individuare il guasto e porvi rimedio. Così ha scoperto che sotto il suo agognato ristorante si nascondeva un mondo sotterraneo di eccezionale valore storico. Presa coscienza di quanto Luciano Faggiano stava riportando alla luce, la Sovrintendenza ha inizialmente bloccato i lavori, ma poi ha concesso le operazioni di scavo sotto la propria supervisione. Prima è affiorata una cisterna romana, poi un convento francescano, e ancora, una tomba della popolazione italica dei Messapi, affreschi, ceramiche e antichi manufatti. Nonostante non sia riuscito ad ottenere né forza lavoro né fondi dalla Sovrintendenza, Luciano Faggiano non si è arreso e, assieme alla sua famiglia, ha portato avanti la campagna di scavo per sei anni.
Il ristorante è rimasto un sogno incompiuto, ma, in cambio, Luciano Faggiano è diventato proprietario di un piccolo museo archeologico a conduzione familiare che porta il suo nome, purtroppo sconosciuto ai più. Sconosciuto in Italia, però. Sì perché la sua storia è arrivata prima in America, nientemeno che sul New York Times, e ora, solo ora, fa notizia anche qui.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • Che dire tanto di ammirazione per cotanta pazienza e dinamismo del Sig.re Faggiano! d.o)