Da Giotto a Cimabue, a Simone Martini: ecco le immagini delle nuove sale dei Primitivi agli Uffizi di Firenze

Giotto, Cimabue, Duccio di Boninsegna, Simone Martini, Gentile da Fabriano, a cui si aggiungono quattordici nuove opere in precedenza non esposte, da Spinello Aretino a Santi di Neri di Bicci. Nell’ambito dei lavori per i Nuovi Uffizi, il museo fiorentino riapre al pubblico le sale cosiddette dei “Primitivi”: dalla numero 2 alla 7, la cui […]

Giotto, Cimabue, Duccio di Boninsegna, Simone Martini, Gentile da Fabriano, a cui si aggiungono quattordici nuove opere in precedenza non esposte, da Spinello Aretino a Santi di Neri di Bicci. Nell’ambito dei lavori per i Nuovi Uffizi, il museo fiorentino riapre al pubblico le sale cosiddette dei “Primitivi”: dalla numero 2 alla 7, la cui chiusura, avvenuta la scorsa estate, si era resa necessaria per l’esecuzione di interventi per il miglioramento delle condizioni climatiche interne grazie a un nuovo impianto di trattamento dell’aria, e per una nuova illuminazione tramite un sistema che integra luce naturale e artificiale. Collocate lungo il Primo Corridoio al secondo piano dell’edificio vasariano, le sale rappresentano – dopo la Sala 1 – i primi ambienti del percorso museale, “e costituiscono un caposaldo della museografia degli anni Cinquanta del Novecento”.
Nel concepire il nuovo ordinamento “s’è voluto osservare”, ha sottolineato Antonio Natali, Direttore degli Uffizi, “la stessa discrezione e lo stesso rigore filologico praticati nelle stanze storiche del museo. Ed è stata operazione non proprio agevole perché, nei piani odierni, le tavole esibite non sempre corrispondono a quelle che determinarono le scelte d’allora. Con l’addizione di queste rinnovate Sale (prese peraltro a modello per quella del Dugento, recentemente inaugurata, in testa al corridoio di levante) sono pochi gli ambienti che rimangono per completare la teoria dei vani affacciati sullo stesso corridoio. E, se i piani della Direzione attuale verranno rispettati, saranno quelli dove troveranno luogo le creazioni dell’Umanesimo, segnatamente fiorentino, da Masaccio a Leonardo, passando per Botticelli”. Intanto, vediamo le nuove sale nella fotogallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Gian Luca

    Mi pare che inserire in una medesima categoria Cimabue, Duccio e Giotta da una parte e Simone Martini, ma soprattutto Gentile dall’altra sia una concessione eccessiva ad una lettura progressiva. Mi limito a ricordare che la Pala Strozzi data 1423, con Masaccio pienamente operante e ad un solo anno da un sicuro capolavoro di Beato Angelico come la Pala Fiesole, difficilmente ascrivibili al movimento tardo gotico a cui si riconduce Gentile e che impropriamente a mio avviso viene confinato nei primitivi.