Okwui Enwezor presenta la sua Biennale di Venezia. 136 artisti nella mostra internazionale, 4 gli italiani: e le opere invaderanno i Giardini

Primo avvertimento: pigiate ogni 5 minuti il pulsante “refresh”, o comunque aggiornate la pagina, da dove la state seguendo. Perchè per un’occasione importante come la conferenza che svelerà i contenuti della Biennale di Venezia di Okwui Enwezor, Artribune ha deciso di sperimentare una modalità nuova: non ci accontentiamo di seguire l’evento live, ma lo pubblichiamo […]

La Conferenza di presentazione della Biennale di Venezia 2015, alla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian

Primo avvertimento: pigiate ogni 5 minuti il pulsante “refresh”, o comunque aggiornate la pagina, da dove la state seguendo. Perchè per un’occasione importante come la conferenza che svelerà i contenuti della Biennale di Venezia di Okwui Enwezor, Artribune ha deciso di sperimentare una modalità nuova: non ci accontentiamo di seguire l’evento live, ma lo pubblichiamo anche live, aggiornandovi in tempo reale sui contenuti via via presentati dai relatori. Che poi sono lo stesso direttore Enwezor e il presidente, Paolo Baratta. Occasione importante, dicevamo: perchè da oggi veramente si entra nel vivo della Biennale, visto che la conferenza è stata preceduta dall’incontro del critico nigeriano con tutti i paesi partecipanti con un padiglione nazionale. Scenario, la Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale.
Apre il presidente Baratta, che inquadra l’edizione 2015 nel contesto delineato dalle precedenti edizioni: “Curiger, Gioni, Enwezor, quasi una trilogia, differenti letture della fine delle avanguardie“. Poi anticipa qualche numero: la mostra di Enwezor “sarà una mostra globale, con 136 artisti, 89 dei quali presenti a Venezia per la prima volta, provenienti da 53 paesi diversi. Ben 159 saranno i nuovi lavori proposti“. Poi il riferimento alle partecipazioni nazionali, protagoniste dell’incontro che ha preceduto la conferenza: “Concorre a creare un valore importante, il pluralismo delle voci. un Parliement of Forms. La Mostra deve essere vissuta come luogo di libero dialogo“.
Parola al direttore Okwui Enwezor: “Esistono tre filtri per decostruire e ricostruire questi tempi incredibili: la vitalità, il disordine, il Capitale. Per costruire tutti i futuri possibili del mondo“. Si entra nel vivo dei contenuti: All the World’s Futures – questo il titolo della Biennale – “presenterà nel padiglione centrale ai Giardini il progetto Arena, spazio dedicato a una continua programmazione interdisciplinare dal vivo. Il cardine di questo programma sarà la lettura dal vivo dei tre volumi de Il Capitale di Karl Marx“. La Biennale si apre ai Giardini, che diventano “parco della forma”: molte opere, anche inedite, saranno allestite in esterno, fra cui i progetti di Raqs Media Collective, Walead Beshty, Philippe Parreno, mentre i muri del Padiglione centrale saranno medium per le parole di Oscar Murillo. All’interno, la cupola legata a un progetto di Fabio Mauri. Nel cuore del padiglione centrale, l’Arena – lo “spazio comune” riservato agli eventi dal vivo di cui si accennava sopra -, oltre alla lettura del Capitale, sarà teatro anche  per i lavori  di Olaf Nicolai, Jeremy Deller e la proiezione, ogni venerdì, di un film prodotto quella stessa settimana dal collettivo palestinese anonimo Abounaddara.
Ancora aggiornamenti dalle vive parole di Enwezor: “La dialettica tra Capitale e manodopera sarà indagata durante la mostra, tra il Padiglione centrale e l’Arsenale“, con i dipinti di disperazione e rabbia di Marlene Dumas, l’antologia di Hans Haacke, le opere di Isa Genzken, Glenn Ligon, Adrian Piper. L’inedito video di John Akomfrah è invece dedicato ai temi attualissimi dei disastri ecologici. All’Arsenale, le parole tornano protagoniste con i neon di Bruce Nauman e il nuovo pezzo cantato di Allora & Calzadilla a dodici voci, eseguito più volte nell’arco della settimana. E tante opere inedite, da Tania Bruguera a Maja Bajevic. Nel complesso, sono quattro gli artisti italiani presenti nella mostra internazionale del critico nigeriano: il citato Fabio Mauri, Pino Pascali, Monica Bonvicini e Rosa Barba. “Non so darle una risposta“, ha replicato Enwezor a una giornalista che gli faceva notare i pochi italiani invitati, e nessun giovane. “Nel Padiglione Italia ce ne saranno molti! Non mi interessa la distinzione fra giovani e no: mi interessa l’intraprendenza, per esempio la vedo in Mauri“. La Biennale di Enwezor sarà un “tentativo di narrare le cose con strumenti diversi, per rientrare in rapporto con gli aspetti più elementari”. Per questo, il direttore è convinto che gli eventi, anche politicamente impegnati, ospitati dall’Arena potranno trasformare lo spazio del Padiglione centrale in un “luogo di collaborazione, non di reazioni violente”. Sarà un “luogo di comunione, quasi come il sistema nervoso centrale della mostra”.

– Arianna Testino e Massimo Mattioli

  • Da queste informazioni il direttore non ha nemmeno voluto rispettare “le quote rosa” italiane, che chiedono almeno una decina di artisti italiani nella mostra internazionale. Un solo artista italiano vivente ( tra l’altro ultimamente in ombra creativa) la dice lunga sulla situazione dell’arte contemporanea italiana. Un sistema che non ha saputo produrre qualità e personalità forti, troppo impegnato negli ultimi 20 anni a scimmiottare la scena internazionale, tra esterofilia e provincialismo.

    • redouse

      Enrico caro, anche tu vai al traino del grande circo main stram non facendo altro che scimmiottare quelli che scimmiottano. Inserisci i tuoi interventi unicamente quando si parla dei soliti noti. Mai letto un tuo ragionamento su quelli che operano per scardinare lo status quo. Sicchè sei l’ultimo che può pretendere di dire la sua sul fallimento italico. L’italia non ha bisogno di figure come la tua che continuano a fare le pulci a ciò che brilla in superficie, bisogna invece rompere la crosta con proposte e ragionamenti trasversali per permettere al nuovo di emergere.

      • Io non mi chiamo Enrico, ma procediamo.

        Guarda i soliti noti spesso sono meglio dei nuovi (??? dove sono questi nuovi?). Ma il problema non è mai stato indicare l’arte giusta e l’arte sbagliata, come molti credono che io abbia voluto fare. Quanto argomentare le differenze, e le opere sono semplicemente degli espedienti utili. Il blog ha proposto molti progetti che presentano un modo nuovo di concepire la mostra, il museo e l’opera. Ma ovviamente non c’è miglior cieco di chi non vuole vedere. E anche tu, ci scommetto, sei uno addetto/a ai lavori. :)

        • Matteo

          ti chiami enrico e lo sanno pure gli allocchi ormai. gioco stucchevole ormai questo dell’anonimato. anche basta.

          • Il blog collabora con Enrico Morsiani, come con molti altri, ma se identificarmi con morsiani vi rassicura, fate pure. Anche da questo si capisce il livello, e quindi l’utilità del mio lavoro.

          • Marco

            Whitehouse sei patetico.

          • Ma certo, è proprio quello che vogliamo. Essere piú patetici. :)

          • Marco

            Cos’è che non me piace in questo baraccone?sara’che starne dentro e’ triste e starne fuori una prigione? Vero whitehouse?

          • Lino Baldini

            Onorato di collaborare
            con Luca Rossi !!

  • Che biennale che forza, che potenza sei grande Kounellis

  • “Nel Padiglione Italia ce ne saranno molti” sembra una battuta tra il sarcastico e la minaccia.

  • Dianne

    C’è un video della conferenza?

  • Touissant la Disclosure

    É sempre un pó azzardato commentare la lista artisti prima che
    la mostra sia concretamente visitabile.
    Inoltre molti artisti, a parte quelli citati sono credo abbastanza
    inediti o almano così spero.
    Penso anche peró, parlando della stringata pattuglia italiana, che tre appaarizioni consecutive alla Biennale
    per Mauri siano un pó troppe, come anche l’ennesimo favore
    alla Bonvicini : mi pare che la curatela internazionale sia semplicemente ignorante , il problema non é solo il nostro pessimo sistema paese.
    Certo Enwezor potrá dire che gli italiani non circolano a livello internazionale o all’ambito internazionale che lui frequenta ma noi gli
    Risponderemo questa volta che lui ha invitato artisti
    Inflazionati e commerciali come Baselitz la Dumas e
    Peggio del peggio Murillo e gli diremo che chi sbraita tanto da giovane,
    Chi critica le Biennali degli altri , superata la cinquantina
    tira i remi in barca come tutti e dopo aver decantato Toni Negri,
    oltre che Big Carlo (qui sará ridotto ad essere salmodiato dai pagliacci di Turno) si arrenderá al potere del mercato, altrimenti addio
    Haus der Kunst. Spero di sbagliare ma se non mi sbaglio vuol
    Dire che i polli ormai ho imparato a conoscerli

  • Giampaolo Abbondio

    È’ dall’ultima Biennale di Szemann che un curatore non si fa un giro serio per studi e gallerie in Italia…il giorno che si accorgeranno di che ricchezza creativa stanno soffocando…

    • Soffocano forse la generazione di Icaro e Co. ma dagli anni 90 in poi quello che c’era di buono è stato disincentivato e soffocato internamente. Ci sono artisti copia di artisti internazionali. Poi manca un sistema forte, che significa formazione di qualità, critica militante (solo Luca rossi ?) , pubblico vero. Queste cose, negli anni, avrebbero portato denaro pubblico e privato. Ma sono mancate persone capaci. I Vettese degli anni 90 erano troppo stanchi e traumatizzati dal sistema paese per fare qualcosa di più del cercare un posto al sole.

  • angelaeco

    Evviva un poco di impegno politico, finalmente idee e non solo farfalle

  • sara neri

    A furia di “ammoccarci” tutto ciò che viene dall’estero come meglio di ciò che riusciamo a ideare e realizzare in Italia abbiamo fatto questa fine barbina.
    Se il direttore di museo si deve fare bello con la star internazionale perchè se invita un artista italiano sembra provinciale, se un collezionista ha fra le sue opere solo artisti americani (e poi gli facciamo pure i complimenti, e i convegni e continuiamo ad incensarlo anche dopo morto), se le riviste di settore e le gallerie italiane cominciano a scrivere i loro articoli e comunicati stampa solo in inglese allora siamo proprio alla frutta in quanto a consapevolezza del proprio valore e della propria identità.
    In realtà molti nostri artisti esprimono un lavoro di ottima qualità, ma tutti gli operatori del settore fanno a gara a nasconderselo, pavoneggiandosi con il bel mondo internescional.
    Ha ragione Enwezor, essere trattati da fessi ce lo meritiamo, abbiamo lavorato per decenni per arrivare a questo fantastico risultato e adesso con chi vogliamo prendercela?
    Buona Biennale a tutti

  • angelov

    Ma forse andrebbero un po’ ridimensionate le aspettative su di un evento come la Biennale, da cui ci si aspetta sempre che, come un prestigiatore, faccia uscire dal cilindro un “Nuovo Mondo dell’Arte”, interamente rinnovato ed imprevedibile, allo scadere di ogni due anni; ripeto, dopo solo due anni…
    Tutto questo fa parte di una dimensione di Velocità, che ha molti paralleli con quella della Finanza, dell’innovazione tecnologica, dell’imprenditoria capitalistica selvaggia globalizzata, ma poco con le necessità anche spirituali di cui spesso la grande arte si è impegnata a gestire.
    Far parte di una Biennale o non farne parte, non deve disturbare od interferire con gli equilibri che sottendono al lavoro e alla sensibilità di un autentico artista.

    • E’ un grosso baraccone che smuove una montagna di soldi sulla città, un ottimo affare che in questi anni esplode, per cui la Città di Venezia fa di tutto per sostenerlo, ma per questo era nata, per cui come sempre non capisco le delusioni, penso che oltre il 90% dell’arte prodotta ha un spinta economica, giusto sbagliato mi pare un discorso superato, le istanze culturali oramai sono la carta da parati che serve a contenere tanti altri aspetti e interessi.

  • Devo segnalare che alla biennale Internazionale di Venezia ci sarà anche il Padiglione Tibet forza Tibet , Tibet libero. Inaugurazione o vernissage il 9 maggio 2015 ore 17.00

  • L’istanze politiche del progetto sono un poco leggerine, come sempre si aspetteranno le opere, ma nel suo complesso mi pare una ottima volontà di ampliare il fare artistico e la funzionalità stessa della Biennale di Arti Visive, sempre più articolata e propositiva.

    • Monica Gio

      Non pensi che la filippica politica in un’era mondializzata dai sistemi di consumo sia superata?

      • Tienti conto che il pubblico che fruisce questi eventi non è poi così aggiornato e che l’obiettivo è proporre qualcosa di gestibile per i grandi numeri, per cui un tema generico come questo funziona sempre molto bene, pensa ad esempio che alla biennale del Cile, a cui si ispira, c’erano poi opere come Sebastian Matta ed Emilio Vedova legate al tema ma anche opere come quella di De Domicis o Vaccari che era molto più distanti da quelle posizioni

        • Ragazzi, ma vi accorgete che da anni fanno sempre le stessa mostra? Con temi generici, vi ricordate “fare mondi”? A mio parere il dato è la crisi profonda della scena italiana. E le cause le abbiamo argomentate spesso sul blog e su altri mezzi.

          • Si vede che non esci mai dal tuo device, a me non pare, poi ci sono situazioni che in certi casi si assomigliano ma le biennali di questi ultimi anni sono state sicuramente molto diverse, non posso dire che mi hanno entusiasmato ma c’è stata una buona varietà

          • Non è vero, prendi lucciole per lanterne.

            Il mio device? Ma come parli? E che presunzione pensare di sapere io dove sia.

            Livello sempre bassissimo.

          • Come sempre i fatti sono reali le parole volano…

            Mi pare che dire che tutte le mostre siano uguali sia un poco limitativo, da come scrivi fai intendere che non ne hai manco viste due (minimo per un confronto)…

            Che poi le istanze espressive dei vari curatori, critici etc.. sia oramai svuotata di contenuti ci può stare, come già segnalato da una decina di anni il gioco letterario ha perso il suo senso, anche perché spesso molto superficiale e limitato.

            Se poi volgiamo lo sguardo fuori da questo “sistema” ci rendiamo conto che c’è un sviluppo creativo che sta mutando tantissimo ma che viene eluso perché troppo evoluto e significativo, meglio stare nell’orticello sicuro e statico dell”arte” è sicuramente meglio, tanto più che per ora le strategie economiche della ristretta cerchia che ne gestisce le file ha il suo buon ritorno economico.

            Livello bassissimo? sicuro quello in cui tu ci stai sguazzando nel tuo continua a dileggiare tutti per farsi bello, ma poi sta all’interno di un sistema “protetto” che t lascia il giusto spazio per fare “alternativa”

          • Dileggiare? Vuoi dire cercare di argomentare nello specifico. Ma proprio questo mi rende solo e quindi felicemente accompagnato.

          • Argomentare?

            hai costruito quattro frasi che ripeti come un mantra senza andare oltre e guardare al positivo che ti circonda,

            strano sei riuscito a segnalare decine di artisti per la loro limitatezza e manco una decina da segnalare positivamente…

            dai ormai tutti hanno valutato il tuo gioco,

            contento tu..

            buon divertimento

          • Argomentare certo. Ho anche pubblicato su questa rivista diversi articoli che affrontano la scena italiana degli ultimi 25 anni. Vuoi conoscere i buoni e i cattivi come a scuola? Sei tu che non vuoi andare oltre perché ti vedresti finalmente allo specchio. Un certo ruolo di artista è totalmente anacronistico e bollito (ma anche tu sei un artista, giusto?). C’è poco da segnalare, e la causa di questo non è negli artisti, ma in un sistema intorno gestito da incapaci. Guarda i musei. Le riviste italiane dove nessuno è in grado di argomentare un giudizio; con critici e giornalisti prestati da altri settori. Guarda la pochezza dell’arte italiana degli ultimi anni. Per favore doattime, non farmi parlare che è meglio.

          • sicuramente hai portato tanta carne al fuoco ma quasi sempre bruciata, mai una volta un bel piatto …

            cioè; basta con queste negatività sugli altri, cercare il positivo, dargli risalto, stimolare costruttivamente?

          • La negatività ce l’hai tu negli occhi. Come te molti non sanno vedere, e questo finisce per capitare anche nella vostra vita. Scrivere 200 recensioni su altrettanti artisti e più di 5000 commenti significa fare un atto d’amore. La negatività nel sistema è da parte di quei curatori-giornalisti opportunisti che non parlano di arte ma pensano solo al loro ego. Loro sono in competizione con gli artisti, e quindi finisce che da 25 anni non abbiamo artisti forti e con una personalità. Fare critica militante significa stimolare, promuovere e valorizzare.

            Ma vedi, tu, Giacomelli, Dantini, persone intelligenti ma non capite questo. Sapete solo vedere il solito Sig. Rossi che si vuole affermare, quando viviamo in un mondo in cui tutto tenta di affermarsi.

          • secondo me significa avere un sacco di tempo,

            che poi sia speso costruttivamente è tutto da sondare

            sulla storia dei curatori non è vero, come sempre non generalizzerei ci sono curatori e critici che seguono e operano molto bene con gli artisti

            quello che non capisco è che ruolo hai (ti lasciano avere) avevi iniziato bene con una certa posizione critica che ora è svangata in una tediosa polemica quasi peggiore delle opere che sostieni (facendo finta di criticarle).

            Perchè è questa la stranezza parli solo di certi artisti (anche male ma come tutti ora sanno bene o male l’importante è parlarne ) mentre non hai ancora speso mezza delle tue centinai di parole a costruire alternative reali e valide, come sempre alle parole dovrebbero seguire i fatti…

            quindi alla fine pare tutto una semplice tediosa pubblicità al sistema che fai finta di criticare

          • Non vorrei parlare di me, in ogni caso sul blog trovi anche i fatti. E su più fronti. Ma come addetto ai lavori, come molti, non volete vedere. Come non si capisce dove tu veda critici (?????? Dove in italia?????) che seguono artisti.

          • Sul tuo blog ci sono tante cose, tutte giustamente autoreferenziali, ma fatti reali ben pochi, anzi nessuno, indicami un link, grazie

            vedo che copi l’impaginazione di ph2oarte, http://ph2oartecuneo.blogspot.it/ Ornella sarà contenta

            Non volete vedere (via mi ci metto anch’io fra gli addetti alle pulizie) che cosa?

            Che sono tutti incapaci e “brutti”

            no

            per fortuna ci son anche tanti bravi e “belli” basta spostare lo sguardo …

          • Sì, abbiamo copiato proprio da Ornella.

            Sul blog è ben presentato un modo diverso di pensare alla mostra, all’opera d’arte e alla figura dell’artista. Ma come potrai tu decidere di vedere queste cose che di fatto delegittimano una figura di artista anacronistica che tu stesso continui a voler vestire?????

            Poi abbiamo sviluppato dal 2010 tre progetti per la divulgazione, e quindi per creare un ponte tra opera e le persone normali, non addette ai lavori.

            Per non parlare degli articoli scritti su Artribune, Flash Art, Exibart e altre piattaforme, dove sempre si tenta di argomentare una lettura critica e una soluzione.

            Qualsiasi cosa esca dalla mediocrità viene vista come un modo di affermazione personale.

          • Non penso proprio condivido certe tue istanze ma non mi soddisfa il tuo agire reale, ti faccio due esempi molto pratici, proprio sul senso del pubblico io nel mio piccolo e quieto territorio ho attivato due progetti, uno dedicato strettamente all’ambito delle arti https://cuneiforme.wordpress.com/ (150 visitatori al giorno) traccia documentative di quello che succede, senza filtri o posizioni preconcette l’altro aperto al vasto pubblico https://www.facebook.com/cuneo.succede?ref=hl (quasi 6.000 contatti) che propone in chiave positiva la visione quotidiana di una cittadina con tutte le sue proposte, in entrambe i casi il pubblico ha risposto molto positivamente sia per interesse che per voglia di condivisione, lo stesso è successo col progetto della ph2oarte che avevo avviato tanti anni e che ora è gestito da giovani appassionati di arte,

            Via usiamo un termine odierno, startare, questo sempre più un artista dovrebbe fare, avviare processi e possibilità, sia nell’ambito estetico sia nell’ambito “sociale”

            Questo rimprovero al tuo processo non attivi canali nuovi, non dai sviluppo, giustissimo criticare ma poi bisogna andare oltre e attivare cambiamenti

          • Sbagli. Ormai tutti possono avviare e startare qualcosa, basta aprire una pagina facebook. Non è “cosa” ma è “come”. E come fare le differenze? Whitehouse ha avviato corsi, format di divulgazione e oltre 20 progetti in sei anni. Quindi??? Chi vince? Ecco fare le differenze, o va tutto bene? E nella tua vita come fai a fare le differenze? Giacomelli come fa? Dantini? Ecco, vorrei capire questo “come”.

          • eccolo qui il vecchio che avanza, vinci ?
            perdi?

            ma dai!

            tristissimo …

            la differenza è nel rapporto reale con le cose e con le persone, l’arte è tutta intorno a noi dai processi nati negli anni passati di rinnovamento e spostamento dei significati fino al nostro presente, poi le grancasse sostenute dagli sponsor faranno il loro baccano che sono sempre più apparenza e poca sostanza, è un cambiamento che lentamente sta prendendo piede e che è evidente a tutti.

          • Rapporto reale con le persone? Tutto ha rapporto reale. Cosa definisci rapporto reale? Parli di nulla. Anche io ho rapporto reale se sto chiuso su un isola delle Maldive e ti scrivo.

            Guarda il progetto biennale. Le opere sono dove ti trovi. Questo fa la differenza. E ci lascia visitatori soli. Con opere tanto veloci. Il progetto è gratuito ed è costato zero euro. Questo fa la differenza in tempo di crisi. Questo è contemporaneo. Secondo la definizione di Agamben.

          • e poi sarei io quello privo di logica…

            buona fortuna

          • Disse Lupi alle 20.50….

          • @doattime: nel sistema dell’arte italiano l’autoreferenzialità è un peccato inevitabile. Il Sig. Rossi deve necessariamente vestire tutti i ruoli del sistema, proprio per bypassare un sistema che non funziona: se io sono autore, contenuto, critico, curatore e spettatore allo stesso tempo, sono indipendente (pensa al SELFIE in cui autore, spettatore e contenuto coincidono). Il confronto si gioca su i contenuti. Ma come fare le differenze fra i contenuti? Chi è capace? Chi ha interesse?

            In un sistema che non funziona la critica militante non paga. Un sistema che funziona dovrebbe avere tre anime in dialogo/confronto: artisti (e ne abbiamo tantissimi anche travestiti da curatori, anche Dantini ha fatto l’artista per intenderci), addetti ai lavori ( e ne abbiamo tanti, ma nessun critico) e pubblico (che in italia NON ESISTE).

            Il sistema italiano si riduce ad un giochino di pubbliche relazioni con piccoli favori reciproci, sempre strabici con la scena internazionale. Non esiste confronto critico perché non esiste una vera platea, e perché argomentare luci e ombre non conviene a nessuno. Perché farlo? Rischiando di inimicarsi quel dato operatore che mi potrebbe far lavorare un pochino nel futuro??? Questo lascia gli artisti abbandonati ad una formazione che tende solo a compiacere o escludere senza motivazioni. Ed ecco che negli ultimi anni abbiamo solo formato copie ed epigoni di artisti internazionali (biscotti, arena, andreotta calò, trevisani, vascellari, assale, ecc ecc) semmai temperati dalla tradizione dell’arte povera. Senza pubblico non esiste attenzione da parte della politica, e quindi i fondi per il contemporaneo sono stringati e vengono solo da fondazioni private che investono nell’arte per fare sostanzialmente degli spot pubblicitari sofisticati. Vedi Pirelli che con due euro promuove il brand e riqualifica un area dove ha forti interessi immobiliari. L’Hangar Bicocca (con una programmazione diluita e debole) fa figo e rende l’area più costosa, detta in due parole.

            Il Blog Whitehouse dal 2009 è impegnato su tre fronti: la critica, una progettualità non convenzionale e progetti che creano le condizioni per formare e stimolare il pubblico. Tutto questo perché?

            Perché l’arte può diventare una palestra-laboratorio fondamentale per stimolare sensibilità e spirito critico. Ossia doti fondamentali da usare nell’unico spazio politico rimasto, ossia la nostra dimensione privata, micro e locale. Non a caso tutti i progetti del blog insistono su questa dimensione e nascono dal ruolo di semplice spettatore/cittadino. Ma il risultato è che io sono relegato a scrivere queste cose nei commenti. Ma appunto “Luca Rossi” è solo una vittima sacrificale, un artista già morto che serve solo a rendere consapevoli della situazione.

          • E ovviamente quando si entra sul merito argomentando cause ed effetti, tutti si fanno di nebbia. Giacomelli, non farmi parlare. Doattime dove sei con la tua saccenza buonista e politicamente scorretta quel tanto da essere corretta??? Ahahaha

          • ad ognuno i suoi equilibri … d.o)

          • Disse questa sera Lupi alle 20.04….

          • Come fai tu è piena l’italia, forse più ristretta a guardarsi le punte dei piedi, ma oramai un artista deve agire su tanti fronti, soprattutto per tutelare il proprio percorso e sviluppo delle opere, non stai facendo nulla di nuovo.

            Hai avuto una buona visibilità, ma ora rischi di perderla, rinnovati sposta l’asticella non tanto più sù ma oltre le aste che la sostengono, questo ci si aspetta da un artista

        • angelaeco

          Mi pare un poco presuntuoso questo tuo modo di vedere, ci sono un sacco di variabili all’interno della Biennale e di tanti altri eventi che fanno si che opere di pregio ce se siane, proprio questa grande varietà è il fascino di cotante occasioni d’arte

          • x angelaeco sicuramente varietà tantissima ma spesso la qualità non è di standard internazionale, soprattutto certe nazioni sono un poco statiche

        • Monica Gio

          ecco mi pareva che ci fosse una certa varietà

  • Marco Enrico Giacomelli

    Luca Rossi che, dopo 50mila battute di commenti a sua firma, scrive “non fatemi parlare”, è qualcosa che Mastercard non ti potrà mai dare.

    • d.o))))))))))))))

    • Dovreste ringraziarmi per tenere vivo il dialogo. Francamente non capisco perché vi appassionate solo quando c’è da essere sarcastici.