Da New York a Milano: l’opera di land art Wheatfield viene replicata per l’Expo 2015. Immagini della semina del grano nell’area di Porta Nuova

Abbiamo ricevuto l’invito da Palazzo Marino come dalla Fondazione Trussardi. L’ha ricevuto tutta Milano, a dire il vero, perché l’opera vuol essere patrimonio collettivo già nelle fasi di realizzazione. Infatti, sabato pomeriggio i milanesi si sono trovati a seminare grano ed erba medica nell’area dismessa di Porta Nuova. In questo consiste Wheatfield, l’intervento di land […]

Abbiamo ricevuto l’invito da Palazzo Marino come dalla Fondazione Trussardi. L’ha ricevuto tutta Milano, a dire il vero, perché l’opera vuol essere patrimonio collettivo già nelle fasi di realizzazione. Infatti, sabato pomeriggio i milanesi si sono trovati a seminare grano ed erba medica nell’area dismessa di Porta Nuova.
In questo consiste Wheatfield, l’intervento di land art originariamente concepito dall’artista “concettuale-ecologista” Agnes Denes (Budapest, 1931) per New York, nel 1982: un’incredibile distesa di spighe, il cui ciclo biologico si svolge tutto nel cuore di una metropoli. Quest’anno è il turno del capoluogo lomnbardo, dove l’intervento viene replicato in occasione dell’Expo 2015 grazie alla Fondazione Riccardo Catella, con il sostegno di Confagricoltura e Fondazione Nicola Trussardi.
Di tutte le iniziative legate all’Expo, forse questa è quella più congrua al suo tema – Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Tanto per cominciare, non si cementifica nè si edifica nulla di nuovo. Per quanto temporanea e poco impattante possa essere, ogni nuova struttura è pur sempre un’impronta in più che va a segnare il territorio: invece di nutrirlo, si rischia sempre l’impoverimento.
Wheatfield parte invece dall’approccio opposto, trasformando in risorsa un’area di 5 ettari sottratta alla cittadinanza per cinquant’anni. Risorsa materiale dal valore più che altro simbolico, dal momento che si parla di coltivare un cereale al centro della dieta di tutti gli italiani. Risorsa sociale, soprattutto, perché i cittadini di Milano vengono appunto coinvolti in ogni fase evolutiva dell’opera. Dalla semina di sabato 28 febbraio, si giungerà alla raccolta del grano maturo a luglio. Tra questi due estremi temporali si colloca la data dell’inaugurazione ufficiale di Wheatfield, il prossimo 11 aprile in concomitanza con Miart 2015: intanto, ecco le immagini della semina…

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Caterina Porcellini
Caterina Porcellini è nata a Taranto, si è formata al DAMS di Bologna e professionalmente a Milano. Già durante l'università sviluppa un interesse per l'influenza esercitata dalla tecnologia su pensiero e società, attraverso le tesi di Marshall McLuhan, Walter J. Ong e Lev Manovich. Da allora si mantiene sempre aggiornata sui nuovi media, lavorando come web editor, social media manager e consulente SEO. Dal 2007 ha collaborato con testate specialistiche e non, Exibart e alcuni siti del Gruppo 24 ORE tra gli altri. Continua ad avere un occhio di riguardo per quelle forme d'espressione che hanno una relazione diretta con il pubblico: architettura e design, fotogiornalismo, performance e installazioni. Grazie alla recente collaborazione con Plain Ink Onlus, sta approfondendo l'utilizzo con finalità sociali dei mezzi di comunicazione popolari, come fumetti e storytelling.
  • MarcoLai

    Weatfield , un opera che a suo tempo è riuscita a formulare questioni riguardo la decolonizzazione dello spazio urbano, i processi di sfruttamento del territori a profitto degli speculatori immobiliari, la ciclicità delle culture, il ritorno alla terra, la coscienza dei ritmi e della vita, viene ridotta ad una farsa ( in questa versione propagandistica promossa da Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. , e dalla mercificazione messa in atto dalla Trussardi ) . Un campo non arato, seminato a febbraio, non potrà mai dare frutti, sopratutto non in tempo per l’expo, il tempo necessario al grano di crescere non è abbastanza, come milano non sarà pronta per l’expo , il campo che resterà una landa desolata diventerà il simbolo , non solo dell’inefficienza di un sistema ( culturale / territoriale ) incapace di produrre contenuti, dialoghi e narrazioni, ma sarà anche simbolo dell’ imbarazzante stato in cui versano le strutture pedagogiche in Italia, cosa si insegna ? che il ritmo delle stagioni potrà in futuro essere soppiantato da nuove tecnologie ? quale grano sarà piantato ? un seme killer monsanto capace di crescere in due mesi ? o l’intero campo sarà ripiantato prendendolo a noleggio da qualche altra nazione ? il ritmo della terra non è quello del modello neoliberale , non è un installazione da trasportare al noma , il ciclo della vita non può essere rallentato o accelerato, almeno che non si trovino soluzioni tecnologiche alternative, insegnando che ormai nemmeno la terra ha più i suoi diritti . molto triste .