Censura o vittimismo? Regina Josè Galindo mette le mani avanti: porterò la mia performance alla Biennale de l’Havana, ma niente mondanità…

“Regina Galindo sarà a Cuba solo per realizzare il suo lavoro, mantenendosi fuori dal sistema e dalla mondanità dell’evento della Biennale. Non parteciperà alla ‘festa’ né rilascerà interviste”. Prologo: parliamo della dodicesima edizione della Biennale dell’Havana, in programma nella capitale tra il 22 maggio e il 22 giugno 2015: con ospiti artisti provenienti dai Caraibi, […]

Regina Josè Galindo, Studio Künstlerhaus Bethanien, Berlino 2014 (foto Francesca Rao)

Regina Galindo sarà a Cuba solo per realizzare il suo lavoro, mantenendosi fuori dal sistema e dalla mondanità dell’evento della Biennale. Non parteciperà alla ‘festa’ né rilascerà interviste”. Prologo: parliamo della dodicesima edizione della Biennale dell’Havana, in programma nella capitale tra il 22 maggio e il 22 giugno 2015: con ospiti artisti provenienti dai Caraibi, ma anche da Asia, Africa, America Latina, Medio Oriente e altre aree geografiche. E chi parla – con la dichiarazione di cui sopra leggete un brano – è Giacomo Zaza, Curatore associato della rassegna, che informa circa le intenzioni dell’artista guatemalteca Regina Josè Galindo.
Della quale sono noti l’impegno sociale e la lotta per la libertà e l’affermazione dei diritti che caratterizzano tutto il suo lavoro: e che lei intende riaffermare in questa occasione, rendendo pubblica una lettera di intenti con i suoi propositi in merito. Lettera che fa riferimenti diretti alle vicende che hanno riguardato la “collega” Tania Bruguera, di cui avete letto anche su Artribune: quando le fu impedito – con una sorta di arresti domiciliari – di presenziare ad una performance pubblica di protesta nelle more dell’accordo con gli Usa che poneva fine all’embargo e riallacciava i rapporti diplomatici fra i due paesi.
Molto bene, ogni voce è preziosa, quando allarga il dibattito e solleva dubbi e interrogativi: ma di fronte all’atteggiamento censorio delle autorità cubane, cosa fa la Galindo? Minaccia di non prendere parte a qualche festa o di non rilasciare interviste? “La decisione è stata difficile, troppo. Ho pensato a lungo. La tensione è aumentata, e il silenzio è cresciuto”, rivela l’artista nella sua lettera. “Non darò interviste o dichiarazioni, farò solo il mio lavoro, che è quello che so fare meglio ed è la mia arma”. Non sarà un po’ pochino, come sanzione?

Massimo Mattioli

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • macellaio

    Basta! Gli Stati Uniti in Centroamerica hanno fatto colpi di stato e altro!
    Perchè queste pseudo artiste non parlano anche di quello?
    E la Baia dei Porci? E Batista ?

    • Cerca di capire i grandi collezionisti sono statunitensi … questa è la classica forma di arte che produce una buona notorietà e poi un buon successo di vendite, l’arte non è più quella impegnata e rischiosa di Goya ma quella dei tanti artisti che toccano temi scottanti non per bruciarsi ma per poter far scintille mediatiche …