A rischio la più grande opera di Land Art. Il LACMA lancia l’allarme per salvare la City di Michael Heizer: ed è subito (social) mobilitazione

Al grido social di #protectCITY, dal MoMA alla Gagosian, musei e istituzioni di tutto il mondo si stanno mobilitando per proteggere il più esteso e ambizioso intervento ambientale di Michael Heizer, uno dei pionieri della Land Art americana. La campagna è stata lanciata qualche settimana fa dal LACMA, il Los Angeles County Museum of Art, […]

Al grido social di #protectCITY, dal MoMA alla Gagosian, musei e istituzioni di tutto il mondo si stanno mobilitando per proteggere il più esteso e ambizioso intervento ambientale di Michael Heizer, uno dei pionieri della Land Art americana. La campagna è stata lanciata qualche settimana fa dal LACMA, il Los Angeles County Museum of Art, allarmato per la sopravvivenza di City, a cui Michael Heizer lavora dal 1972, supportato da diversi finanziatori, tra i quali la Dia Art Foundation di New York.
Ancora in fase di costruzione, City non è al momento accessibile al pubblico: le poche immagini in circolazione e le viste satellitari, restituiscono un complesso architettonico che richiama l’imponenza dei monumenti delle grandi civiltà del passato. Un insieme di strutture monumentali in terra, ferro e cemento nella Garden Valley, in pieno deserto del Nevada, erette in un appezzamento che l’artista acquistò negli anni Settanta e che ora, come allora, è oggetto di attenzioni speculative.
La campagna promossa dal LACMA, che richiede il riconoscimento dello status di monumento per la massiccia opera di Heizer, ha portato l’attenzione dell’opinione pubblica anche sulla necessità di preservare l’intera area circostante, con le pitture rupestri delle popolazioni native americane, la geologia e l’habitat naturale unico. In apparenza baluardo del nulla, a migliaia di chilometri dalla civiltà, l’opera di Heizer è in realtà un paesaggio politico, originato da un lento ma assiduo lavorio. Una reazione ai grandi poteri che tutto fagocitano, un marchio permanente nel paesaggio, che nella sua solitudine ricorda l’urgenza di prendere posizione.

– Marta Pettinau

 

 

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • angelov

    nessuno è perfetto
    ed anche un grande artista può
    per eccesso di fiducia in se stesso
    cadere nella megalomania