Ecco i vincitori del World Press Photo 2015. Miglior fotografia quella di Mads Nissen, ritratto intimo di una coppia gay in Russia

BASTA SENSAZIONALISMO, VINCE UN’IMMAGINE INTIMA La World Press Photo of the Year 2014 ritrae una coppia in un momento di intimità. Nessun atteggiamento scabroso, anzi: rispetto ai pesanti tendaggi sullo sfondo, i profili dei due soggetti emergono solo in forza della luce di taglio. Palesemente artificiale. La fotografia non dice nulla più dell’ambientazione, se non […]

World Press Photo of the Year 2014: Jonathan Jacques Louis e Alexander Semyonov, una coppia omosessuale, in un momento d'intimità. San Pietroburgo, Russia. Fotografia di Mads Nissen (Danimarca) - Scanpix/Panos Pictures
World Press Photo of the Year 2014: Jonathan Jacques Louis e Alexander Semyonov, una coppia omosessuale, in un momento d'intimità. San Pietroburgo, Russia. Fotografia di Mads Nissen (Danimarca) - Scanpix/Panos Pictures

BASTA SENSAZIONALISMO, VINCE UN’IMMAGINE INTIMA

La World Press Photo of the Year 2014 ritrae una coppia in un momento di intimità. Nessun atteggiamento scabroso, anzi: rispetto ai pesanti tendaggi sullo sfondo, i profili dei due soggetti emergono solo in forza della luce di taglio. Palesemente artificiale. La fotografia non dice nulla più dell’ambientazione, se non che sa di chiuso e buio. Ci pensa la didascalia a spiegarci che Jon e Alex – due uomini, sì – si trovano a San Pietroburgo, in Russia.
A documentarne la relazione è stato il fotografo danese Mads Nissen, che con questa fotografia si aggiudica il più ambito premio internazionale per il fotogiornalismo. E contribuisce ad aggiornare i canoni della narrazione per immagini. Anche quest’anno come nella scorsa edizione, il World Press Photo ha premiato una fotografia anti-sensazionalistica, che predilige il vissuto alla notizia. Invece di parlare genericamente delle difficoltà che la comunità omosessuale sta affrontando in Russia, la fotografia racconta di Alex e Jon, due ragazzi dall’apparenza comune che vivono il loro amore. Chiusi in una stanza, però.

I COMMENTI DELLA GIURIA

Cercavamo un’immagine che avrebbe avuto rilevanza anche in futuro, non soltanto oggi”, ha commentato Pamela Chen, membro della giuria. Una fotografia che si prestasse a una lettura aperta, su più livelli, così da contrastare l’uso propagandistico delle immagini più esplicite, a cui altre organizzazioni – come quelle terroristiche – hanno fatto sempre più ricorso negli ultimi tempi. “Dobbiamo rispondere con qualcosa di più sottile, intenso e riflessivo”, ha ribadito un’altra giurata, Alessia Glaviano. Di fatto, con questo riconoscimento il World Press Photo prende una posizione etica più che estetica, stabilendo entro quali limiti il diritto di cronaca dovrebbe stare, per non strumentalizzare lo stesso dramma.

Al Bello (USA) - Getty Images, La presa di Beckham durante il match tra Dallas Cowboys e New York Giants, il 23 novembre 2014
Al Bello (USA) – Getty Images, La presa di Beckham durante il match tra Dallas Cowboys e New York Giants, il 23 novembre 2014

IL DIBATTITO SULLA MANIPOLAZIONE DELLE IMMAGINI

Sempre a proposito di deontologia, un altro dato rischia di far passare alla storia la 58esima edizione del World Press Photo: nella categoria dei reportage sportivi (Sports Stories), il terzo gradino del podio è rimasto vacante. A spiegarne la ragione, non senza sconforto, è stato il direttore generale Lars Boering, interrogato dal British Journal of Photography: una volta entrati nella rosa dei candidati finalisti al premio, i fotografi hanno sottoposto alla giuria non solo l’immagine finale, ma anche lo scatto originale, rivelando manipolazioni che andavano ben oltre una “legittima” post-produzione. Molti fotografi avevano aggiunto o sostituito elementi all’immagine”, commenta a tal proposito Michele McNally, parte della giuria.
Il dibattito continuerà di certo nel corso dei prossimi giorni, dato che il fotografo sportivo Bob Martin – nonché specialista per la categoria al World Press Photo – giudica dal canto suo “inaccettabili” gran parte delle squalifiche comminate: “
Se alcune aree sono state bruciate, o i contrasti aumentati, dov’è il problema? Lo facevamo già in camera oscura, ora Photoshop è la nuova camera oscura”.
La diatriba sulle pratiche scorrette ha caratterizzato tutte le ultime edizioni del Premio e, a quanto pare, fotogiornalisti e critici sono ancora lontani dal raggiungere un accordo.

– Caterina Porcellini

www.worldpressphoto.org

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Caterina Porcellini
Caterina Porcellini è nata a Taranto, si è formata al DAMS di Bologna e professionalmente a Milano. Già durante l'università sviluppa un interesse per l'influenza esercitata dalla tecnologia su pensiero e società, attraverso le tesi di Marshall McLuhan, Walter J. Ong e Lev Manovich. Da allora si mantiene sempre aggiornata sui nuovi media, lavorando come web editor, social media manager e consulente SEO. Dal 2007 ha collaborato con testate specialistiche e non, Exibart e alcuni siti del Gruppo 24 ORE tra gli altri. Continua ad avere un occhio di riguardo per quelle forme d'espressione che hanno una relazione diretta con il pubblico: architettura e design, fotogiornalismo, performance e installazioni. Grazie alla recente collaborazione con Plain Ink Onlus, sta approfondendo l'utilizzo con finalità sociali dei mezzi di comunicazione popolari, come fumetti e storytelling.