Roma, la metro è sempre più street. Cinque artisti a lavoro per Lanificio Factory, tra le fermate del quartiere Tiburtino. Le prime foto

Atac, l’azienda dei trasporti pubblici di Roma, ci ha preso gusto. Cambiare volto alle fermate della metropolitana con la street art è un’idea che piace e che funziona: lungo i grigi corridoi di questi nonoluoghi sotterranei, o in corrispondenza di certi accessi, l’esplosione di immagini, di segni, di scenografie visionarie, rende più piacevole il transito […]

Diamond. Metro Rebibbia, Roma - 2015

Atac, l’azienda dei trasporti pubblici di Roma, ci ha preso gusto. Cambiare volto alle fermate della metropolitana con la street art è un’idea che piace e che funziona: lungo i grigi corridoi di questi nonoluoghi sotterranei, o in corrispondenza di certi accessi, l’esplosione di immagini, di segni, di scenografie visionarie, rende più piacevole il transito e connota creativamente lo spazio urbano, regalandogli identità, carattere. Siti dell’anonimato, in cui ricavare parentesi di vigore e di verità. Era accaduto, nel 2014, con la fermata Spagna della Metro A, grazie alla collaborazione fra Atac e l’associazione 999 Gallery. Accade ancora, sul principio del 2015, per iniziativa di Lanificio Factory, vincitrice con Urban Breath Project – Take On di un bando di Roma Creativa, il laboratorio d’idee dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, nato per sostenere attraverso l’arte programmi di riqualificazione urbana.

Pepsy - Metro Rebibbia, Roma - 2015
Pepsy – Metro Rebibbia, Roma – 2015

Cuore del progetto di Lanificio è l’intervento di cinque street artist presso alcune fermate della Metro B, nel perimetro del IV Municipio, quartiere Tiburtino. Vengono tutti da Roma e vantano dei curriculum di peso, con esperienze forti sulla strada, commissioni museali e importanti tappe internazionali. I loro nomi: Ironmould, Solo, Diamond, Pepsy, Gomez (quest’ultimo nato in Sudamerica ma cresciuto nella Capitale). A loro tocca confrontarsi, rispettivamente, con le stazioni di Rebibbia, Ponte Mammolo, Monti Tiburtini, ancora Rebibbia e Santa Maria del Soccorso.
Il cantiere è stato presentato sabato sera, con un evento speciale, insieme ad un secondo capitolo del progetto, ArtToys #unbacinoperahmed, campagna di raccolta fondi realizzata grazie alla produzione e la vendita di art toys personalizzati da firme della street art: un’iniziativa a sostegno di Ahmed Barkhia, artista romano di origini egiziane, malato di nanismo ipofisario e di osteonecrosi.
Già completo il wall di Diamond – un volto femminile stilizzato, sorta di sigillo dai consueti accenti liberty, dipinto su un alto muro di mattoni all’esterno della fermata Monti Tiburtini – mentre per gli altri bisognerà attendere fino all’ultimo giorno di febbraio e – nel caso di Gomez – fino all’8 marzo. Nell’attesa di aggiornamenti fotografici, eccovi un’anteprima del work in progress.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.