New York Fashion Week, donne straordinariamente normali in passerella. Per Carrie Hammer sfilaJamie Brewer, l’attrice con la sindrome di down

Si è aperta nel segno della “normalità” l’edizione invernale della fashion week newyorchese. Rimbalzata sui media internazionali, con l’eco degli applausi ancora tuonanti, la sfilata di Carrie Hammer ha conquistato tutti. Per la qualità delle creazioni, tradizionalmente affidate a un gusto classico, sobriamente chic, ma soprattutto per il valore sociale dello show. In passerella niente modelle diafane, […]

Jamie Brewer sfila a New York per Carrie Hammer

Si è aperta nel segno della “normalità” l’edizione invernale della fashion week newyorchese. Rimbalzata sui media internazionali, con l’eco degli applausi ancora tuonanti, la sfilata di Carrie Hammer ha conquistato tutti. Per la qualità delle creazioni, tradizionalmente affidate a un gusto classico, sobriamente chic, ma soprattutto per il valore sociale dello show. In passerella niente modelle diafane, slanciate, emaciate, professioniste consumate come asettiche interpreti di outfit. Per Carrie Hammer solo donne vere, di tutte le età, di tutte le taglie, curate, fascinose ed imperfette. Una sfilata sui generis, in cui a venir fuori – contro l’impassibilità consueta delle statuarie mannequin – erano la personalità, l’ironia, la fisicità: femminilità in carne, ossa e intelligenza.

E a contrasto con l’atmosfera amichevole e per nulla ingessata, gli abiti della collezione Fall 2015 hanno messo in scena una donna composta, affezionata alla semplicità e a un’idea di bon ton non altezzosa, non ostentata. Tubini, gonne dritte o a ruota, tessuti unica tinta, colori della tradizione (rosso, verde smeraldo, nero,  viola, bluette), scollature rotonde o quadrate, a barchetta o a V con colletto, cinture gioiello e accessori ridotti al minimo. Un look da giovane signora alto borghese, affezionata al comfort e all’essenzialità, perfetta sempre, al tè delle 5 come al supermercato.
E di questa passerella, insieme così atipica e così normale, la regina è stata una: Jamie Brewer, 30 anni, ha indossato a meraviglia il suo black dress anni ’50 stretto in vita, gabitino vintage dal gusto dark, completato da rossetto acceso, frangia, toupè e orecchini pendenti. Lei, nota al pubblico americano per la partecipazione alla serie tv “American Horror Story”, è la prima modella con la sindrome di down ospite di una delle più grandi kermesse fashion del globo. Una donna forte, che sulla sua disabilità ha costruito una storia di successi, di fatiche, di consapevolezza e di vere sfide. Tutte vinte, con coraggio.

Carrie Hamme
Carrie Hamme

Le ragazze”, ha dichiarato, “quando mi vedono dicono: ‘Hey, se ce l’ha fatta lei, posso farcela anche io’. Per me è molto stimolante essere un modello per loro e incoraggiarle a essere se stesse”. Il cinema e la moda, dunque, come traguardi personali ma anche come dimostrazioni concrete: essere uguali e diversi, ognuno speciale, col suo carico di bellezza eccentrica, non omologata, non imposta né prevista. Jamie Brewer sale sul catwalk con un abito perfetto per lei – scelto, sembrerebbe, anche da Michelle Obama – e allo stesso modo perfetto per moltissime altre donne straordinariamente imperfette: più che normali, reali.
Non una novità, per la Hammer. Che nel 2014 aveva stupito tutti portando sulle passerelle newyorchesi Danielle Sheypuk, una psicologa in sedia a rotelle. Come dire: piuttosto che una taglia 36 e una falcata felina, su ogni buon palco servono carattere, presenza, eleganza, determinazione. E una storia molto speciale da raccontare.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.