Italiani in trasferta. Marco Fedele di Catrano a Mosca con Portrait of Jennie. Assenze, tensioni, sospensioni, scivolando dalla letteratura al video

Un progetto sul senso dell’impossibilità. Sul gioco opaco e perverso tra presenza ed assenza. Sulla memoria, il suo fallimento e l’esercizio della resistenza. Marco Fedele di Catrano, per questa personale presso CCI FABRIKA, a Mosca, realizzata nell’ambito di un progetto culturale tra Svizzera e Russia, parte da una storia romantica, screziata di toni noir. “Portrait of Jennie” […]

Marco Fedele di Catrano, Portrait of Jennie, Mosca 2015

Un progetto sul senso dell’impossibilità. Sul gioco opaco e perverso tra presenza ed assenza. Sulla memoria, il suo fallimento e l’esercizio della resistenza. Marco Fedele di Catrano, per questa personale presso CCI FABRIKA, a Mosca, realizzata nell’ambito di un progetto culturale tra Svizzera e Russia, parte da una storia romantica, screziata di toni noir. “Portrait of Jennie” (1940) è il più celebre romanzo dello scrittore statunitense Robert Nathan.
Tutto ruota intorno alla vicenda di un incontro misterioso: nella New York del 1929 un artista in crisi, squattrinato e senza ispirazione, incrocia una giovane donna di nome Jennie, che diventa la sua ossessione. Lei, posando per lui, accenderà la passione e scioglierà il black out creativo. Nasceranno molti ritratti, tutti bellissimi, finché, con un epilogo tragico, l’artista scoprirà la verità: Jennie era morta in mare, molti anni prima. Il suo spirito aveva guidato la sua mano, insegnandogli di nuovo lo slancio per la pittura.
Non c’è traccia di questa storia nella mostra di Marco. O meglio, al di là del titolo, non c’è nessun riferimento diretto alla trama, ai personaggi. C’è, però, la tensione di fondo, l’idea della soglia tra visibile e invisibile.

Marco Fedele di Catrano, Portrait of Jennie, Mosca 2015
Marco Fedele di Catrano, Portrait of Jennie, Mosca 2015

Quattro video, per quatto frammenti di realtà, in cui si realizza il senso della sospensione. In Senza Titolo (2014) una telecamera segue una sfera d’acciaio che scivola attraverso gli ambienti dell’ex Villaggio Morelli, il sanatorio di Sondalo (Valtellina) costruito in stile razionalista durante gli anni del Fascismo: vuoti, sprofondati nel silenzio, carichi dell’eco di voci, sofferenze, malinconie, gli spazi del defunto ospedale si rivelano, misurati dal percorso del piccolo oggetto straniato e geometrico. Poi c’è Omar (2007), ritratto di un cagnolino perduto nel cuore di un bosco. Solo la sagoma si scorge, come una silhouette fluorescente nella notte: visione spettrale, che disorienta a cattura. Wally (2014) riprende un atleta nell’esercizio titanico di reggersi sulle braccia, perfettamente in parallelo rispetto al pavimento, vincendo la forza di gravità. Utopia e resistenza, forzando il limite fino allo sfinimento.
E ancora Milko (2015), il barbiere di strada della Stazione Termini, spiato nel buio di una marginalità sempre uguale a se stessa, mentre taglia i capelli ai passanti per due euro. E le ciocche cadono per terra, disegnando un quadrato perfetto. Un’altra geometria che spunta, nel magma indistinto della notte o nel vuoto di spazi ed esistenze.
Completano la mostra un light box dedicato a Douglas Gordon e una serie di interventi nello spazio: tracce di bitume, ritagli di moquette, un doppio corridoio obliquo all’ingresso, lasciando che lo spazio stesso –  protagonista costante del lavoro dell’artista – si articoli intorno alle opere, fra micro spostamenti, disequilibri, disorientamenti.

– Helga Marsala

Marco Fedele di Catrano, Portrait of Jennie
CCI FABRIKA, Mosca
fino al 10 febbraio 2015
www.colta.ru/articles/swiss_made/5979

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.