Ecco come lo spostamento della Gamec di Bergamo è finito nella palude. La Fondazione Banca Popolare regala un nuovo spazio, ma il Comune non si decide ad accettare

Si sta trasformando in una melina insostenibile, anzi in una palude. Strano, perché il sindaco che questa palude dovrebbe bonificare (e invece appare fare esattamente il contrario) è un renziano di ferro, uno che le paludi dovrebbe invece odiarle cordialmente. E invece… Di cosa stiamo parlando? Dell’annoso e ormai famigerato caso dello spostamento della Gamec […]

Si sta trasformando in una melina insostenibile, anzi in una palude. Strano, perché il sindaco che questa palude dovrebbe bonificare (e invece appare fare esattamente il contrario) è un renziano di ferro, uno che le paludi dovrebbe invece odiarle cordialmente. E invece… Di cosa stiamo parlando? Dell’annoso e ormai famigerato caso dello spostamento della Gamec di Bergamo, storica e gloriosa galleria d’arte contemporanea. Da una vita si parla di uno spostamento. La sede attuale è a dir poco inadeguata alle esigenze di un centro che si occupa di arte di oggi e un nuovo posto va trovato. Le proposte sono state le più varie: pareva fatta per la Caserma Montelungo, poi però considerata troppo piccola; pareva fatta per l’investimento della Fondazione Credito Bergamasco che avrebbe contribuito all’ampliamento ma che poi scappò a causa dei tempi e delle burocrazie.
E alla fuga sembra essere destinato anche l’ultimo regalo, quello della Fondazione Banca Popolare di Bergamo. L’ente, afferente al Gruppo Ubi Banca, è pronto da anni a risolvere i problemi della Galleria diretta da Giacinto di Pietrantonio. Una kunsthalle di medie dimensioni (5mila mq) negli ex Magazzini generali di Via Rovelli, nell’ambito di un ampio progetto urbanistico che vede presenti altre funzioni: spazi verdi, giardino di sculture, parcheggio interrato, auditorium oltre che centro polifunizonale della banca. Tutto re-ga-la-to.
Un progetto, firmato dallo studio bergamasco Traversi+Traversi (vedete i rendering nella gallery), di cui si parla dal 2010, che ha iniziato nel 2013 il suo iter ufficiale e che da quando sulla sedia di primo cittadino siede Giorgio Gori, renziano della prima ora, è finito nella palude. Ma come, proprio un alfiere del renzismo che affossa le iniziativa per mesi e mesi – anzi, per anni – senza dire una parola chiara? Il progetto appare avere dei difetti soprattutto logistici (è lontano dal centro e la viabilità potrebbe essere complicata), ma è comunque il migliore tra quelli girati. L’amministrazione ha tutto il diritto di non volerlo, di rimandare al mittente il regalo, ma dovrebbe dire con chiarezza il perché: non va bene la posizione? Non va bene la viabilità? Non va bene il progetto architettonico? C’è paura che poi i costi di gestione siano alti (la fondazione copre lo start-up, ma poi è il Comune o chi per lui che deve provvedere)? Non si capisce neppure leggendo e rileggendo tutta la ampia rassegna stampa uscita in questi anni.
Nel mentre il Comune farfuglia ogni tanto qualcosa sui giornali: “meglio il Palazzo della Libertà”, ma no lì deve andarci la Prefettura, “meglio il Palazzetto dello Sport”, che secondo il Sindaco – tenetevi forte – “ricorda il Guggenheim di New York”. Insomma una gran confusione che serve a lasciar tutto bloccato, a far passare i mesi e – questo è il rischio – a far passare la voglia al mecenate privato che potrebbe decidere di investire altrove.

http://www.gamec.it/

 

 

  • stefano magnone

    Dalla prosopopea dell’articolo il problema sembrerebbe di facile soluzione. Suggerirei all’autore di chiedere alla precedente amministrazione, dal momento che ha avuto ben 3 anni per decidere di non decidere. Non è un mistero, peraltro, che all’attuale maggioranza la soluzione degli ex Magazzini Generali non sia particolarmente gradita, dal momento che verrebbe a collocare la GAMEC sostanzialmente nel deserto e scollegata rispetto agli altri poli culturali, a diffenza di quanto prevede l’attuale PGT. Credo poi che l’attuale giunta abbia tutto il diritto, dopo soli otto mesi, di studiare per bene il dossier e fare le relative proposte. Che non mancheranno certo e sicuramente non richiederanno 3 anni per poi finire nel nulla.

    • Alda

      caro Stefano, Gamec scollegata dagli attuali poli culturali? Gamec in un deserto? E se invece lo spostamento della Gamec in via Rovelli fosse una splendida opportunità – gratis – di far rivivere la zona dandole dignità e prestigio? Perché sempre i soliti poli culturali sempre in centro, sempre in città alta?
      Pensavo che una giunta di sinistra dovesse essere un pochino più attenta a tutti i cittadini, e non solo a quelli del centro.
      Ma Gori e la sua giunta si ricordano che cosa ha detto Renzo Piano a proposito delle periferie?
      Vogliamo smetterla di pensare solo al salotto di Bergamo una buona volta?

      • stefano magnone

        Il polo culturale cui si fa riferimento non è in Città Alta ma intorno alla Montelungo, che non a caso nel PGT era il fulcro del nuovo Polo della Cultura e del tempo libero insieme alla nuova Carrara in fase di riapertura. Il progetto degli ex Magazzini Generali è stato da noi sempre criticato in campagna elettorale, quindi non è una novità che ciò si riproponga. E’ la tipica cattedrale nel deserto e noi non siamo Firenze o roma dove il turista si muove in più punti della città per visitare monumenti o poli museali dislocati ovunque. La riqualificazione dell’intera zona passa pe run in tervento di cui la banca non si farà mai carico, lasciando in effetti un museo nel mezzo del vuoto. Il rammendo cui fa riferimento PIano non è certo in funzione di questo singolo intervento ma ha un’accezione ben più ampia. Se mi dice chi è disponibile a riconvertire l’intera area ci faccia sapere.

  • Io voglio il mio posto anzi il mio spazio fate presto

  • giorgio fasol

    Un Classico caso italiano, nemmeno quando le opportunità ci vengono
    donate gratuitamente siamo pronti e capaci di coglierle. Evidentemente non ci si rende conto di cosa significhi sperperare il tempo e il denaro messo a disposizione della collettività. Questa è solo l’ennesima dimostrazione che la cultura non è tenuta in debita considerazione. Nessuno valuta il danno provocato dalla burocrazia e dall’insensibilità politica nei confronti della cultura. Io credo che i costi di gestione del nuovo Museo non sarebbero di molto superiori rispetto a quelli dell’attuale GAMEC, quindi non ci sono scuse plausibili. Peccato, che immagine potrebbe dare alla città il nuovo Museo di Bergamo!

    • stefano magnone

      Non è necessariamente responsabilità della attuale amministrazione, che non ha mai fatto mistero di non condividere la proposta di riqualificazione di quell’edificio, solo in mezzo al nulla e sulla ferrovia. Anche l’attuale PGT aveva un disegno ben diverso che vorremmo in qualche modo concretizzare. Le trattative per un cambio di destinazione sono in corso, il resto è polemica sterile, semmai rivolgersi alla precedente amministrazione.